Le tossine di Coley. La storia di un’alleanza imprevista con i batteri

Le tossine di Coley. La storia di un’alleanza imprevista con i batteri

Alcuni batteri, come gli streptococchi, sono vecchie conoscenze dell’uomo; sono patogeni con cui si può instaurare una convivenza tollerante e possono addirittura rivelarsi alleati preziosi e insospettabili per sconfiggere malattie gravi.
Non si tratta però di una scoperta recente.
A fine Ottocento William Bradley Coley (1862 – 1936) sa cogliere un’importante associazione: la regressione di un tumore maligno come l’osteosarcoma, in pazienti che contemporaneamente accusano un’infezione cutanea da Streptococcus pyogenes, chiamata erisipela (letteralmente dal greco ερυσίπελας – pelle rossa).

Le osservazioni di Coley

Con tenacia Coley continuò le sue osservazioni sulla regressione tumorale e le infezioni batteriche, registrando puntualmente tutti i dati che otteneva, tuttavia questi risultati a volte erano contrastanti. Ampiando le proprie ricerche Coley riscontrò che, cinquanta anni prima, anche l’illustre chirurgo e patologo James Paget aveva sottolineato questa corrispondenza.


Coley così decide di cominciare una vera e propria sperimentazione su malati di cancro terminali inoculando così inizialmente batteri vivi nella sede del tumore, ma, alla luce di risultati contrastanti, decise successivamente di utilizzare una sospensione, “le tossine di Coley”, ottenuta con batteri inattivati sia di Streptococcus pyogenes che di Serratia marcescens, un batterio patogeno dell’intestino.

A questo punto i risultati diventano incoraggianti, ossia una certa percentuale di tumori regrediva, tuttavia non sufficienti ad appannare i progressi contemporanei della chirurgia e della radioterapia dei primi anni del Novecento nella lotta ai tumori.

Perchè le tossine batteriche possono sconfiggere i tumori

Cerchiamo di capire perché sono efficaci proprio questi batteri a contrastare i tumori e non altri microrganismi.
Streptococcus pyogenes e Serratia marcescens, come patogeni, proliferano meglio nei tessuti tumorali poichè in quei tessuti il sangue non circola bene e quindi sono tessuti ipossici; proliferando nel tessuto tumorale liberano tossine, richiamando con forza le cellule del sistema immunitario e potenziano così la difesa anche contro le stesse cellule neoplastiche. per questa ragione William Bradley Coley è riconosciuto come il primo convinto sostenitore, anche se inconsapevole, dell’immunoterapia nella lotta contro i tumori.

Veicoli di farmaci

In un futuro non lontano i batteri potrebbero essere utilizzati come veicoli di farmaci poichè alcune specie si instaurano in tessuti tumorali che rilasciano segnali chimici precisi. tali batteri raggiungono direttamente e più facilmente la sede in cui si sviluppa il tumore e quindi possono trasportare farmaci con maggiore efficacia. In questo senso si dirigono esattamente dove servono esattamente come i farmaci biotech di ultima generazione.

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