Tradurre dal latino. Perché? Pugno di ferro in guanto di velluto

Tradurre dal latino. Perché? Pugno di ferro in guanto di velluto

La nuova rubrica Insegnare latino oggi offre spunti di riflessione e suggerimenti utili per una didattica coinvolgente e innovativa, ma soprattutto per ridare centralità a una materia così importante. Grazie al contributo di docenti universitari e di esperti, ogni mese viene lanciata una proposta utile per la discussione e il lavoro con le classi del biennio e del triennio.


La pandemia ha messo a nudo molte delle criticità del nostro Paese e molte delle fragilità di noi tutti. E la scuola non ne è rimasta esente. Anzi: se restiamo sul latino, l’impossibilità di garantire attraverso la DAD la serietà di un percorso di apprendimento fatto anche di regole, di lessico e di esercizi ha avuto come prima vittima il livello medio di capacità di traduzione in italiano di chi è arrivato alla maturità negli ultimi due anni o vi sta arrivando ora.

È una crisi delle competenze specifiche che si riverbera sulla padronanza della madrelingua e che si radica nelle lacune nelle conoscenze di lessico e di grammatica latina. Tuttavia ci sono nei licei italiani di ogni tipo numerosissimi docenti innamorati del loro lavoro, ricchi di competenze e aperti alle novità. Sono loro che hanno salvato la scuola italiana in questi due anni e che hanno consentito ai nostri ragazzi di sopravvivere alla crisi – e i giovani sono consapevoli, nella maggior parte dei casi, delle lacune che si sono create nella loro preparazione e sono determinati a ridurle.

Una delle competenze su cui lavorare è la traduzione dal latino. Per spiegare ai giovani (e anche ai meno giovani) quanto faccia loro bene tradurre, io ho sempre fatto un discorso più ampio, che qui riporto: invitate chi vi ascolta a pensare a due tipologie molto comuni di esercizio scolastico, cioè il tema di italiano da una parte e il compito di matematica dall’altro. Sarà facile riflettere sul contrasto – e anche sulla complementarità – tra un esercizio che richiede il massimo della libertà, della fantasia, dell’inventiva, rispetto al quale esistono infinite soluzioni, e uno che, invece, richiede rigore, precisione e consequenzialità per arrivare all’unico risultato previsto. A questo punto, invitate i ragazzi a mettere nel mezzo tra questi due estremi la versione di latino: essi dovranno riconoscere che le competenze contrapposte attivate in modo alternativo o dal tema o dal problema matematico devono essere invece compresenti nel lavoro di traduzione, che richiede insieme rigoroso rispetto delle regole e libertà linguistica nella resa più adatta in italiano, senza un risultato prefissato e uguale per tutti, ma con diverse soluzioni altrettanto valide. Si tratta, come annunciato nel titolo, di imparare a usare insieme il pugno di ferro e il guanto di velluto, per acquisire così una forma mentis che sarà utile in tutte le occasioni in cui lo studente, divenuto adulto, dovrà dimostrare al lavoro di avere l’elasticità mentale necessaria per coniugare insieme precisione e fantasia.

Lo sa bene chi insegna: è proprio quando si comincia a tradurre che s’incontrano i problemi veri, perché un conto è leggere una introduzione a un autore o un’opera, in italiano, rispondere a domande e compilare schede, sempre in italiano; tutt’altro impegno è comprendere dei testi di un autore latino.

Ma come leggere e che cosa leggere e quanto leggere? Partiamo dal problema, tanto imbarazzante quanto ineludibile, se leggere molto in latino, o poco, o tutto in traduzione. Qui è chiaro che ogni docente ha le sue idee, che ogni anno deve però cucire su misura per ogni sua classe, sulla base della numerosità, della disciplina, della preparazione pregressa, degli interessi e dei talenti personali, per tacere naturalmente di tutti gli elementi estrinseci, anche senza la pandemia. Musae comites è stato pensato per soddisfare tutte le esigenze del docente, non solo perché è doveroso favorire la libertà di insegnamento, le abitudini e le convinzioni di ciascuno, ma proprio nella consapevolezza che sono spesso le condizioni materiali della classe, sempre cangianti, a incidere sulla programmazione, come e più della volontà del docente.

Chi vuole concentrarsi sulla lingua e sulla traduzione trova una scelta ricca e articolata. In primo luogo, tutti gli autori maggiori sono preceduti da un breve Testo guida (Exemplar), in cui, con l’espediente della “nuvola”, sono raccolte alcune peculiarità di lingua, stile, ideologia, poetica ecc., con traduzione a fronte. In questo modo lo studente è introdotto alla traduzione specifica del passo e attraverso questa alla comprensione più ampia della personalità artistica. I passi “con note”, poi, hanno un apparato diviso in sezioni, individuate da un cappello introduttivo: le osservazioni grammaticali non sono distinte da quelle stilistiche e da quelle contenutistiche, nella convinzione che la ricchezza di sfumature e di aspetti di un testo letterario risalta solo se lo studente, sotto la guida del docente, osserva la compresenza e la complementarità degli approcci. Nello stesso senso vanno le “Guide alla lettura”, che aiutano a cogliere gli elementi salienti del brano appena letto, offrendo quel quadro unitario che le note tendono invece, inevitabilmente, a sezionare in modo analitico.

Ma il vero punto è che le annotazioni di traduzione, alternandosi a costruzioni e a parafrasi, hanno lo scopo di aiutare a tradurre, non di sostituirsi allo sforzo intellettuale che lo studente deve compiere. Più che far cadere dal cielo “la” traduzione autenticata dal docente, da far imparare a memoria e da far ripetere all’interrogazione, tutti gli apparati mirano a far capire ai giovani il testo latino e a far sì che la traduzione non sia uno sforzo mnemonico sull’italiano, ma il frutto naturale dell’analisi e della comprensione del latino. Così potremo potenziare le  competenze degli alunni e trasformare gli “autori” da inutile calvario a scoperta intellettuale.

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