Per una multimedialità della letteratura latina: da Virgilio agli Avengers

Per una multimedialità della letteratura latina: da Virgilio agli Avengers

La nuova rubrica Insegnare latino oggi offre spunti di riflessione e suggerimenti utili per una didattica coinvolgente e innovativa, ma soprattutto per ridare centralità a una materia così importante. Grazie al contributo di docenti universitari e di esperti, ogni mese viene lanciata una proposta utile per la discussione e il lavoro con le classi del biennio e del triennio.


Nella prassi didattica del latino non è sempre facile destare la curiosità della classe, a volte poco informata sulle stimolanti ripercussioni che lo studio del passato determina sul presente. A tal riguardo, restano attuali le considerazioni di Germano Proverbio che, in merito all’insegnamento del latino, ammoniva:

il latino non è solo la grammatica, […] bisogna forse studiare meno grammatica e più latino, quello vero […]. Lì troveremo tutte le regole che vogliamo, praticate e rispettate […] e a furia di trovarle le impareremo per quel che realmente servono. E poi troveremo quello che nelle grammatiche non c’è affatto: un pensiero, un racconto, un episodio, una notizia storica, insomma un po’ di vita.
(E. Nuti, G. Brandone, T. Cerrato, Didattica delle lingue classiche, Atti del Convegno, Torino, 2 aprile 2014, «Quaderno Liceo classico “D’Azeglio”» 6, Torino 2014)

Sulla scorta di tali osservazioni, progettiamo una lezione che, adottata una prospettiva transmediale e interdisciplinare, consenta di cogliere, in chiave di attualizzazione dell’antico, la perenne traducibilità della lingua e della civiltà latina. Suggeriamo qui un sintetico percorso, fruibile in un’ora, rivolto alle seconde classi del secondo biennio di liceo classico o scientifico.

Dalla classicità…

Iniziamo da Eneide 2, vv. 738 ss., testo base da cui partiremo per sondare potenziali riprese letterarie in differenti stagioni poetiche. Soffermiamoci, in particolare, sui vv. 790-794:

haec ubi dicta dedit, lacrimantem et multa volentem
dicere deseruit, tenuisque recessit in auras.
Ter conatus ibi collo dare bracchia circum;
ter frustra comprensa manus effugit imago,
par levibus ventis volucrique simillima somno.

Quando ebbe detto queste cose, mi abbandonò, piangente e desideroso di dirle molte cose (790), e si dissolse nell’aria evanescente. Tre volte allora tentai di metterle le braccia intorno al collo; tre volte la figura, invano afferrata, sfuggì alle mie mani come impalpabile vento, e molto simile a un sogno fugace.

(trad. S. Casali)

Creusa, pronunciata una profezia sull’avvenire del marito in Italia a fianco di una nuova consorte, svanisce simile a un alito di vento tra le braccia dello sposo, che invano per tre volte prova ad afferrare lo spirito aleggiante. In questo scorcio struggente, in cui la frustrazione causata dal commiato dalla persona amata è acuita dal contatto mancato, il lettore solidarizza empaticamente con i personaggi. Pur nel dramma rappresentato, la lezione a un tempo tragica e sentimentale di Virgilio, conferma che persino nel baratro della disperazione arde un barlume di speranza: Creusa infatti, congedatasi dalla storia con la dignità di una virago, motiva Enea, esule e vedovo, a intraprendere il viaggio cui il destino lo chiama.

Dal passo latino spostiamoci a Purgatorio 2, vv. 76-93, l’incontro tra Dante e Casella, brano spesso citato nelle antologie della Commedia a raffronto del testo virgiliano.

Si osservino i vv. 79-81: «Ohi ombre vane, fuor che nell’aspetto! Tre volte dietro a lei le mani avvinsi, / e tante mi tornai con esse al petto».

Pur all’interno di una cornice sostanzialmente identica al passo epico già affrontato – ovvero la descrizione del tentato abbraccio tra un vivo e un morto –, il senso ideologico dell’immagine muta in modo radicale: non si tratta più di uno straziante congedo sponsale, ma di un ricongiungimento elettivo tra poeti che esprimono fisicamente l’amicizia reciproca.

In sede di confronto testuale, sarà bene sottolineare il valore della ripresa dantesca, cioè l’omaggio al modello, e la riflessione dottrinale che il lettore medievale ne traeva, ossia il concetto di corporeità delle anime, impalpabili al tatto ma in grado di percepire la consistenza della pena loro inflitta o l’aspettativa della beatitudine eterna e l’espiazione della colpa.

Pertanto, l’incontro con Casella, come per l’addio a Creusa, spinge Dante, novello Enea, a proseguire nell’itinerario di redenzione spirituale che lo condurrà al Regno dei Cieli.

In questa ideale rappresentazione della fortuna di un “abbraccio letterario”, si può infine menzionare la ripresa del Tasso nella Gerusalemme liberata (XII, 57):

Tre volte il cavalier la donna stringe
con le robuste braccia, ed altrettante
da que’ nodi tenaci ella si scinge,
nodi di fer nemico e non d’amante.
Tornano al ferro, e l’uno e l’altro il tinge
con molte piaghe; e stanco ed anelante
e questi e quegli al fin pur si ritira,
e dopo lunga fatica respira.

Con la scrupolosa cautela nel parlar d’amore, uno dei suoi tratti distintivi, il poeta risemantizza il prelievo virgiliano, donandogli nuova vita e facendo così emergere il conturbante erotismo della tenzone tra Tancredi e Clorinda. Si potrà quindi intravedere, dietro al feroce duello tra i guerrieri, il motivo della schermaglia amorosa, un cimento emotivo oltre che fisico, emblema dell’eterna opposizione tra la pulsione di eros e la violenza di thánatos.

alla contemporaneità

Veniamo al nucleo della lezione.

Si proporrà la visione di un estratto dal film Avengers – Infinity War (2018). Per chi non fosse versato nel tema, sarà utile sintetizzarne il contenuto.

Thanos, acerrimo nemico dei paladini della giustizia (in particolare Tony Stark, alias Ironman, e Peter Parker, alias Spiderman), conquistato il guanto dell’Infinito, fonte di incredibili poteri, dimezza con il semplice schiocco delle dita l’intera popolazione dell’universo, che si volatizza all’istante. Da qui in avanti, Ironman perde la propria fiducia nel domani, avendo visto scomparire come fumo nell’aria molti compagni d’avventura. Tra questi, l’amatissimo Spiderman, percepito l’approssimarsi della morte, caracolla con un ultimo sforzo fra le braccia di Ironman che, cercando di trattenerlo al petto, si ritrova tra le mani la cenere del corpo dell’amico disgregato.

È evidente, a prima vista, la forte aderenza tra la scena descritta e il precedente illustre di Virgilio. Sarà davvero intenzionale il contatto oppure è un’iperinterpretazione degna, direbbero i ragazzi, di un nerd? Proviamo ad aprire un dibattito con gli alunni e le alunne.

Un classico contemporaneo

L’imagery eneadica non si esaurisce qui: esaminiamo la fine di un altro capitolo della serie filmica degli Avengers (Endgame, 2019). Qui Ironman ritrova l’energia per affrontare Thanos e, riappropriatosi del guanto magico, con un altro schicco di dita riporta in vita in un baleno le persone scomparse, sodali compresi. Un gesto tanto nobile sconta però un caro prezzo: Tony Stark, ormai morente, cade a terra e, in perfetta costruzione circolare, è accolto dal redivivo Spiderman, che lo accompagna con un ultimo abbraccio nell’ora del trapasso. In una sorta di passaggio di consegne, il ruolo di gregario che fu di Ironman è ora assunto da Peter Parker, Enea dei tempi moderni, destinato a imperitura gloria.

Questa proposta di lezione multimediale auspica di intersecare le tradizionali finalità didattiche con le esigenze, altrettanto importanti, delle giovani generazioni, mai come adesso bisognose di strumenti aggiornati e freschi stimoli educativi, perché comprendano che, per citare lo scrittore Carlos Ruiz Zafón, «non esistono lingue morte, ma solo cervelli in letargo». Basta solo sapere come accenderli.

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