Il latino nella “classe rovesciata”

Il latino nella “classe rovesciata”

La nuova rubrica Insegnare latino oggi offre spunti di riflessione e suggerimenti utili per una didattica coinvolgente e innovativa, ma soprattutto per ridare centralità a una materia così importante. Grazie al contributo di docenti e di esperti ed esperte di didattica del latino, ogni mese viene lanciata una proposta utile per la discussione e il lavoro con le classi del biennio e del triennio.

Tre sono i dati imprescindibili per realizzare un percorso tramite Flipped Classroom: due fasi di lavoro, rispettivamente a casa e a scuola, e il ruolo fondamentale del docente, che non solo si occupa di svolgere un’accurata pianificazione, ma seleziona e mette a disposizione degli studenti e delle studentesse le risorse adatte alle loro esigenze di formazione e di apprendimento1.
In Italia la “classe rovesciata” ha incontrato una fortuna crescente negli ultimi anni, nonostante le resistenze che tuttora permangono sulla sua concreta applicazione e sulle tempistiche, talvolta piuttosto lunghe, che essa richiede. Due ostacoli che, a mio avviso, si possono aggirare sfruttando al meglio i vantaggi che quest’approccio didattico comporta. Innanzitutto, gli studenti e le studentesse si sentono effettivamente responsabili del proprio percorso di studio e di apprendimento: devono prima orientarsi, nella fase di lavoro a casa, tra risorse di diverso tenore (testi, immagini, file audio o video) e sviluppare così una visione il più possibile critica del materiale di cui dispongono; poi, in classe, devono mettere a frutto le conoscenze acquisite, argomentando il proprio punto di vista e confrontandosi con il resto della classe per realizzare il prodotto finale richiesto, sia esso individuale o frutto di un lavoro cooperativo. Lo studio a casa, pertanto, non è esclusivamente finalizzato a una preparazione individuale o al conseguimento di un buon risultato nella verifica, ma rappresenta il punto di partenza per realizzare un vero e proprio processo di crescita, in cui il confronto, il dibattito, la collaborazione con gli altri costituiscono, nella fase di lavoro a scuola e sotto la supervisione del docente, un necessario completamento.
A un primo impatto, Flipped Classroom e latino sembrano essere agli antipodi: l’una, che fa capo all’innovazione, l’altro alla conservazione del passato e della nostra identità linguistica e letteraria. Sembrano, però, non sono. Le nuove tecnologie applicate al latino costituiscono un tema ben radicato nella didattica contemporanea2, nella consapevolezza che stare al passo con i tempi, anche per il latino, è ormai diventata un’autentica esigenza, perché esso non sia considerato una sorta di “oggetto da museo”, ma svolga un ruolo dinamico, ritagliando il proprio spazio nella formazione degli studenti. Oltre alle conoscenze prettamente linguistiche, per gli studenti è importante sviluppare una mentalità contrastiva, che consenta di ravvisare nella letteratura latina temi e motivi che si sono perpetuati nei secoli, nelle letterature moderne. In questi termini, allora, la strategia della Flipped Classroom può trasformarsi in conversa didaxis, con le sue relative articolazioni domi (a casa) e in schola (a scuola).
Realisticamente, però, non tutti gli autori e gli argomenti della letteratura latina possono essere mediati tramite la classe capovolta. Prima di pianificare una proposta di questo genere, occorre innanzitutto valutare attentamente il grado di complessità degli autori e l’ampiezza degli argomenti da trattare, la situazione di partenza della classe, le tempistiche a disposizione. La Flipped Classroom non stravolge i metodi tradizionali di insegnamento e non soppianta nemmeno un approccio frontale e partecipato, ma consente di arricchire la didattica con un ventaglio di proposte e di attività che possano promuovere una nuova forma di apprendimento. In tal senso, gli autori più noti della letteratura, quali Catullo, Cicerone, Virgilio, Orazio, Livio, per citare alcuni casi emblematici, possono essere affrontati in parte in modo tradizionale e in parte in modalità classe capovolta.
Mi limito a citare solo due esempi, relativi a Catullo e a Livio, tratti dal manuale Musae Comites: al suo interno, infatti, sono predisposte, per gli studenti, le istruzioni relative a un determinato percorso in Flipped Classroom (suddivise nella fase domi e in schola), mentre, ai docenti, nella Guida per l’insegnante, viene anche fornita una selezione di risorse utili alla realizzazione delle attività previste e, soprattutto, funzionali a un’ottimizzazione della tempistica di programmazione.
Per quanto riguarda Catullo, una volta che gli studenti hanno familiarizzato con gli aspetti fondamentali della poetica dei neóteroi e del liber catulliano, hanno la possibilità di mettere alla prova le proprie conoscenze attraverso una Flipped Classroom sulla fortuna della concezione catulliana dell’amore come esperienza travolgente. E ancora, in riferimento a Livio, la conversa didaxis consente di mettere in luce il rapporto tra lo storico e il legame con la sua città natale, Padova.
La realizzazione del prodotto finale non si riduce a una ripetizione mnemonica del lavoro svolto, ma stimola le competenze di studenti e studentesse, la loro capacità di problem solving e il confronto con i pari in un’ottica di lavoro inclusiva.
Nel caso di Catullo, infatti, viene richiesta la composizione di un testo espositivo sul tema oggetto del percorso, che può essere inoltre completato con l’allestimento di una di una “tavola rotonda” in cui studenti e studentesse, guidati dal docente, confrontano la struttura e i motivi chiave che sono emersi dai loro testi. Nel caso di Livio, invece, il risultato atteso consiste in un dossier di presentazioni in formato multimediale, preparate secondo una modalità di lavoro cooperativa, in modo che ogni gruppo possa presentare il proprio elaborato dinanzi al resto della classe e gestire, sotto la guida dell’insegnante, la discussione che ne consegue.
Fattibilità e flessibilità della strategia didattica della Flipped Classroom sono le parole cruciali per garantire una reale integrazione con i metodi di lavoro tradizionali e vincere, in definitiva, le resistenze verso un approccio che rischia di essere un evento eccezionale, se visto solo nel suo aspetto nuovo, e per certi versi “rivoluzionario”, ma che, in realtà, può entrare a buon diritto nella quotidianità didattica.

1 R. Franchini, The Flipped Classroom, 2014.
2 A. Balbo, Materiali e metodi per una didattica multimediale del latino, Bologna 2021.

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