La Certificazione del Latino come innovazione didattica

La Certificazione del Latino come innovazione didattica

La nuova rubrica Insegnare latino oggi offre spunti di riflessione e suggerimenti utili per una didattica coinvolgente e innovativa, ma soprattutto per ridare centralità a una materia così importante. Grazie al contributo di docenti e di esperti ed esperte di didattica del latino, ogni mese viene lanciata una proposta utile per la discussione e il lavoro con le classi del biennio e del triennio.


Il giorno della prova per il conseguimento della Certificazione delle competenze della Lingua latina è diventato ormai da qualche anno un appuntamento fisso per molti docenti e studenti: generalmente si somministrano durante le lezioni curricolari esercizi preparatori, ma in numerosi licei si organizzano anche corsi pomeridiani di potenziamento finalizzati al superamento del test.

Come accade per le Certificazioni delle lingue straniere, si mira a che studenti e studentesse acquisiscano familiarità con esercizi modellati sulla prova ufficiale, che mettano alla prova la loro capacità di comprendere globalmente e analiticamente un testo e dimostrino la loro competenza lessicale e morfo-sintattica. Gli esercizi prevedono la trasformazione di strutture sintattiche, domande in latino a risposta multipla o vero/falso, la scelta del corretto riassunto in italiano, la sostituzione di sintagmi da una parafrasi del brano proposto con altri equivalenti dati, il completamento di un brano d’autore, successivo a quello analizzato, con termini proposti da scegliere e flettere. Il tutto senza l’uso del vocabolario.

Nella prospettiva didattica però è importante che l’insegnante non proponga la Certificazione unicamente come uno strumento finalizzato a descrivere il livello di competenza linguistica, ma che si avvalga di tutto l’apparato preparatorio come di una metodologia innovativa: anche l’approccio per così dire “tradizionale” non potrà che trarne beneficio. Si tratta, infatti, di indurre gli allievi e le allieve ad avvicinarsi al latino come a una lingua al pari di quelle moderne, pur nel riconoscimento delle diverse caratteristiche. Che il latino non sia più una lingua parlata in una comunità linguistica organica è innegabile, ma è altrettanto vero che si tratta di un organismo storicamente determinato, con proprie leggi fonetiche, morfologiche e sintattiche, strumento di espressione di una civiltà.

Per questo sperimentare un approccio ai testi non vincolato all’uso del vocabolario non è secondario. Gli studenti dovrebbero essere consapevoli che non è impossibile conoscere lessico e sintassi in modo tanto immediato da riuscire, in base al livello di difficoltà, talora a redigere una “traduzione di servizio”, talora a comprendere il significato globale di un testo, senza necessità di ricorrere subito al vocabolario.

Per raggiungere tali obiettivi può essere efficace anche chiedere di applicare le conoscenze linguistiche e morfosintattiche acquisite per scrivere brevi testi in latino. Si tratta di estendere alle lezioni di latino, sin dall’inizio del percorso, la pratica dello storytelling, sempre più diffusa in questi ultimi anni.

In particolare, nel biennio un buon esercizio può essere la scrittura di brevi dialoghi o la realizzazione di “strisce” di fumetti. Il docente può dividere la classe in piccoli gruppi e stabilire consegne precise richiedendo, ad esempio, l’impiego di determinati ambiti semantici o regole morfosintattiche, in funzione degli argomenti noti o che si desidera sperimentare, nonché specifiche tecniche come l’eventuale presenza di didascalie nei fumetti. L’attività si trasforma così in un processo di problem solving di gruppo: gli studenti vengono stimolati a impegnarsi insieme per creare un buon prodotto, ma intanto nel lavoro cooperativo sviluppano abilità e competenze sociali. Possono utilizzare carta e penna, ma anche ricorrere a strumenti digitali. Di seguito l’esemplificazione dell’incipit di una striscia realizzata con StoryboardThat, uno dei siti (con versione gratuita) che permette di creare piccole sceneggiature a partire da layout prestabiliti.

Nel triennio si può realizzare un progetto più maturo, strettamente connesso con lo studio degli autori. A conclusione, ad esempio, di un percorso sui Commentarii di Cesare, si può chiedere agli studenti e alle studentesse di elaborare un breve testo, anche a piccoli gruppi, a imitazione dello stile di Cesare: potrebbe essere la descrizione di una battaglia campale o il discorso di un comandante. La stesura del testo richiederà una revisione dell’opera cesariana studiata per focalizzarsi sul lessico specifico e sulle strutture più ricorrenti ma anche, in autonomia, il ripasso degli elementi morfosintattici che si vorranno applicare.

La correzione potrà essere fatta dall’insegnante di fronte a tutta la classe oppure, sotto la sua supervisione, ogni gruppo potrà provare a tradurre il testo dell’altro, correggendone all’occorrenza gli errori. A conclusione i testi possono essere condivisi su una piattaforma e discussi collegialmente.

Desideriamo mettere alla prova la verosimiglianza dei brani realizzati? Proviamo ad assegnarli ai compagni di un’altra classe come esercitazione, senza svelarne il vero autore!

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