Leggere poesia a scuola con il Writing and Reading Workshop

Leggere poesia a scuola con il Writing and Reading Workshop

C’è una poesia che ti aspetta
dentro il campanello 
della bicicletta.
Da fermo, se suoni, non vale.
Le ruote devono girare
il paesaggio sfilare accanto
devi scuotere i capelli
altrimenti
la poesia non è vera.
Ma se vai, puoi seminare 
per la strada il trillo
e come un uccellino 
con un canto
arare il cielo in primavera.

(Silvia Vecchini, C’è una poesia che ti aspetta, Topipittori, Milano 2025)

La poesia è inafferrabile e sfugge a tutte le definizioni. Assomiglia a una bici che corre in discesa: sollevi i piedi dai pedali, ascolti il suono del campanello, senti i capelli scossi dal vento e l’aria sulla faccia, vedi il paesaggio sfilare intorno a te, ma se provi a frenare e ti fermi, finisce tutta la magia. 

Per capire di cosa è fatta la poesia senza chiuderla in definizioni troppo strette possiamo ricordare che secondo il mito greco essa nasce dall’incontro tra due divinità: Ermes e Apollo. Ermes ancora piccolo sfugge allo sguardo della madre e con il guscio di una tartaruga e sette corde costruisce il primo strumento musicale della storia, la lira. Più tardi Ermes diventerà il messaggero degli dei e proteggerà poeti e viandanti, ma anche ladri e vagabondi. Un giorno Ermes osa rubare le greggi di Apollo, il dio del Sole e delle arti, arciere infallibile capace di portare pestilenze e guarigioni con le sue frecce. Per placare l’ira di Apollo, Ermes gli dona la sua lira.
La poesia nasce da questo dono e Apollo ne diventerà il dio.

Per i Greci, dunque, la poesia è l’incontro tra il suono della lira e la precisione della parola che illumina e definisce le cose come un raggio di sole. La poesia è anche l’incontro e lo scontro tra due divinità: Ermes, il dio astuto, agile e sfrontato che attraversa i confini tra l’umano e il divino e non ama i limiti e le regole, un po’ come un bambino, e Apollo il dio adulto della ragione e del limite che custodisce il segreto dell’armonia: dare ordine al caos con la parola, in greco logos (λόγος). 

C’è una bellissima immagine del poeta Bruno Tognolini che chiarisce perfettamente questa natura duplice e inafferrabile della poesia; per Tognolini la poesia è come un uccellino che vola veloce grazie a due ali: l’ala del suono e l’ala del senso. L’ala del suono è la musicalità, il ritmo e tutti gli effetti sonori che le parole possono creare, la lira di Ermes che incanta il nostro orecchio. L’ala del senso è ciò che la poesia vuole dire, il suo significato, la parola precisa di Apollo.

È forse chiaro, a questo punto, che l’idea di affrontare in classe la poesia a partire da una definizione, da un elenco di figure retoriche e da una serie di termini tecnici non può che apparire come un tradimento della poesia stessa. Nella migliore delle ipotesi ciò avrebbe la spiacevole conseguenza di far credere a ragazzi e ragazze che la poesia viva solo tra le mura scolastiche, nella peggiore quella di portarli a odiarla o ad “averne paura”.

Al contrario, favorire un incontro autentico di ciascuno con la magica miscela, ogni volta nuova, di suono e senso, aprirà a ragazzi e ragazze un mondo possibile, nel quale ascoltare e ascoltarsi, riflettere e condividere, sentire e scrivere, e infine cogliere una definizione di poesia personale e perciò tanto più vera.

Come rendere possibile un incontro così?
Innanzitutto attraverso il gioco, il più spontaneo e potente veicolo di apprendimento che esista: giocare con le parole e i suoni, i sensi e i nonsense abbassa l’ansia da prestazione e immerge in un ambiente poetico immediato e gioioso, in cui il corpo si attiva e la voce trova voce.

In un secondo momento, ed è il cuore del laboratorio di lettura, si può passare a modellare una serie di strategie semplici e chiare, ma potentissime, attraverso cui relazionarsi coi versi, entrare in risonanza con le parole e arrivare a farle proprie.

Secondo l’approccio metodologico del Writing and Reading Workshop (WRW), una strategia è la sequenza di operazioni mentali e azioni che il lettore esperto compie automaticamente e che noi docenti rendiamo visibile, chiara e ripetibile nei suoi passaggi. È una procedura pratica, non “il cosa” ma “il come”. Ed è potente perché sperimentandola in modo ricorsivo, dapprima osservandone l’applicazione da parte dell’insegnante, poi via via in modo sempre meno mediato e più indipendente, si arriva a interiorizzarne i passaggi fino a diventare uno strumento versatile sempre a disposizione del lettore.

Facciamo un esempio. Di solito amiamo una poesia quando ci tocca nel profondo, quando fa vibrare dentro di noi una corda di cui magari avevamo dimenticato il suono e che all’improvviso è così familiare che ci fa stare bene come una coperta calda d’inverno. Questa sensazione di benessere si attiva in noi quando stabiliamo una connessione tra la nostra vita e un testo poetico: è come fosse la poesia a leggere noi. 

Come attivare questo processo? Mentre leggiamo una poesia, proviamo a stabilire delle connessioni tra la nostra esperienza personale e quanto viene detto nel testo poetico. Non è sempre facile trovare punti di contatto tra la nostra vita e una poesia, per questo occorre andare piano, leggere e rileggere i versi e cercare nell’argomento oppure in un dettaglio qualcosa che attivi una connessione. 

Ecco come fare:

  • Leggiamo e rileggiamo. Poi poniamoci queste domande e annotiamo:
    • La poesia parla di un argomento che si avvicina in qualche modo a un’esperienza che ho vissuto?
    • Nei versi della poesia ci sono dettagli che si connettono con le mie esperienze personali: oggetti, animali, persone, luoghi che ritrovo anche nei miei ricordi?
    • Nella poesia ci sono emozioni o sensazioni che ho provato?
  • Se nella poesia l’argomento, i dettagli, le emozioni e le sensazioni non si connettono alla nostra vita proviamo a fare ipotesi:
    • Se capitasse anche a me… allora…
    • Questo oggetto, animale, persona, luogo è diverso da ciò che mi è familiare perché…
    • Questa emozione o sensazione per me è nuova, ma credo che…

Prova ad applicare questa semplice strategia di primo incontro col testo alla poesia che apre questo articolo. Non hai l’impressione che tutto acquisti un altro sapore? Non ti senti vibrare le ali del suono e del senso direttamente dentro al cuore? Non ti sembra di riuscire ad afferrare almeno un po’ l’inafferrabile natura della poesia?

Ecco, grazie a una serie di strategie via via più raffinate da applicare a tanti testi di qualità, selezionati con cura pensando proprio ai nostri ragazzi e ragazze, noi insegnanti acquisiamo il potere magico di far loro incontrare per davvero la poesia e le parole con cui imparare ad arare il cielo in primavera.

BIBLIOGRAFIA
– Il racconto del mito di Ermes e Apollo è contenuto in A. Molesini, Così belle da innamorare le stelle: Piccolo manuale per imparare a scrivere e leggere poesie, Rizzoli, Milano 2018.
– Le riflessioni di Bruno Tognolini sono tratte dall’articolo Brevi saggi sulle filastrocche, in  https://www.tognolini.online/art-giun.html
– Si possono trovare numerosi spunti per attività didattiche che preparano il terreno all’incontro con la poesia nei volumi di Chiara Carminati, Fare poesia con voce, corpo, mente e sguardo, Edizioni Lapis, Roma 2019 e Perlaparola. Bambini e ragazzi nelle stanze della poesia, Equilibri, Modena 2011, e nel libro di Ersilia Zamponi e Roberto Piumini, Calicanto. La poesia in gioco, Einaudi, Torino 1997.

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