Cosmic Latte, di Azzurra D’Agostino

L’angolo del libraio: la rubrica di suggerimenti di lettura per il biennio.
Ogni mese un consiglio di lettura per studenti e studentesse del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, con proposte di attività didattiche e spunti di riflessione da portare in classe: un modo per incuriosire ragazze e ragazzi e suscitare in loro il piacere di leggere attraverso le appassionanti recensioni di un vero libraio. 


Dove ha luogo la poesia? Nel caso del libro che voglio consigliarvi troviamo il suo centro propulsore in una piccola città dell’Appennino, abitata da una comunità fatta di memorie, fatiche e improvvisi stupori. Qui, tra i boschi fitti, il fango delle scarpate e i ricordi d’infanzia, vive la scrittura di Azzurra D’Agostino. Il suo ultimo libro, Cosmic Latte (Marcos y Marcos, 2025), prende il nome dal colore medio dell’universo: un “bianco sporco” che contiene tutto e niente. È in questo chiarore che l’autrice ci invita a entrare, spogliandoci di ogni maschera per cercare un accordo profondo con ciò che ci circonda.
La raccolta, recentemente inserita nella dozzina dei finalisti del Premio Strega Poesia 2026, si configura come uno specchio dell’esistenza, capace di riflettere la crescita come una stratificazione continua: un’identità che si evolve portando con sé ogni età precedente.

L’opera, ricca e composita per temi e forme, è suddivisa in quattro sezioni (Questo tempo, Questa lingua è una pianta – la più breve, interamente in dialetto con traduzione in italiano-, Ombre ed Elegie d’Appennino), pur mantenendo un nucleo unitario che ruota attorno a radici e distanze. In questo quadro, anche l’uso del dialetto emerge come una pianta “matta”, capace di crescere nelle crepe e di riassumere lo spirito complessivo del libro. Ne risulta la fotografia di un momento in cui ci si sente stranieri persino nei luoghi familiari, sospesi tra il desiderio di fuga e il bisogno viscerale di appartenere a una storia collettiva.

La natura in Cosmic Latte non è mai un docile fondale. È un organismo pulsante che mescola meraviglia e timore, dove l’incontro con l’animale ricorda la nostra condizione di creature tra le creature. La scrittura stessa è un gesto di coraggio: «E io che pensavo che scrivere fosse un giardino / metto un piede nel vuoto e con l’altro cerco un gradino». Scopriamo così l’inquietudine di chi cerca una postura nel mondo e scopre che ogni parola è un passo verso l’ignoto.

C’è poi una dimensione civile profondamente autentica. D’Agostino porta lo sguardo ai presìdi fuori dalle fabbriche, tra gli operai che lottano per la propria dignità. Ci insegna che una poesia da sola non cambia la storia, ma che “niente, da solo, cambia il mondo”. È una rivendicazione della solidarietà, un invito a non restare indifferenti e a scoprire che la forza risiede nel legame umano, nel restare uniti anche sotto un temporale.

Lo stile è diretto, asciutto ma evocativo, capace di alternare la precisione della cronaca alla visione mitica. Azzurra D’Agostino scrive per custodire le storie di chi scompare e la bellezza di territori meno noti che possiedono una dignità talvolta austera. Cosmic Latte è un’opera che sussurra e grida, ricordandoci che l’unica possibilità di persistere è nella partecipazione reale alle vicende degli altri. Leggerlo significa affinare il cuore per udire il battito dell’universo anche nel più umile dei paesaggi.

“Questo brusio di mondo sparito esiste davvero o lo sento solo io?”

Azzurra D’Agostino, Cosmic Latte

Attività
SCRITTURA CREATIVA
1. Ispirandovi allo stile essenziale di Cosmic Latte, scrivete un breve testo poetico o in prosa lirica che nasca da un’azione minima e quotidiana: camminare, osservare un oggetto, attraversare un bosco o un corridoio. Scegliete tre dettagli concreti, per esempio un colore particolare del cielo, un rumore, una sensazione tattile e usateli per suggerire un’emozione senza mai nominarla direttamente. Inserite nel testo un vostro “gradino nel vuoto”: un verso o una frase che rompa il ritmo ed esprima un dubbio o una scoperta improvvisa. Evitate inutili astrazioni: restate fedeli allo “splendore terribile” delle cose esprimendo i silenzi e i particolari più nascosti della natura o della città. A lavoro completato, sperimentatelo mediante la prova della lettura ad alta voce, in solitudine o in compagnia: sentite riverberare la porzione di mondo che avete scelto di immortalare?

RIFLESSIONE E CONFRONTO IN CLASSE
2. Dopo la lettura, riflettete in gruppo su come i luoghi che abitiamo diano forma a ciò che siamo. Azzurra D’Agostino ci mostra che il paesaggio non è un semplice sfondo, ma un “interlocutore” che conserva memorie e fatiche. Discutete su cosa significhi avere delle radici: il vostro luogo del cuore è un rifugio o un posto da cui vorreste fuggire? Concentratevi poi sul rapporto tra lingua e identità: scegliete una parola o un modo di dire che sentite vostro e spiegate quale pezzetto della vostra storia custodisce. 

L’angolo del libraio, dal cartaceo al digitale: una rubrica nata nell’antologia Immaginaria e che prosegue, ogni mese, sul nostro blog. A presto per un nuovo consiglio di lettura!

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