Indicazioni Nazionali: per saperne di + #5
Insegnare Geografia con le Nuove Indicazioni Nazionali

Insegnare Geografia con le Nuove Indicazioni Nazionali

La geografia è soprattutto la disciplina che si occupa della variabilità spaziale, cioè del modo in cui i fenomeni, gli eventi e i processi variano tra i diversi luoghi e all’interno di ciascuno di essi; per questo la geografia dovrebbe essere considerata come una componente essenziale dell’educazione di tutti i cittadini in tutte le società. La Commissione incaricata dal MIM di riformare le Indicazioni Nazionali per il Primo ciclo di istruzione ha operato per una revisione in linea con i più recenti orientamenti della didattica della geografia


La complessità dell’insegnamento della geografia

L’insegnamento della geografia presenta storicamente numerose criticità, sia organizzative sia culturali. Lo spazio spesso limitato a due o addirittura a una sola ora settimanale, la formazione eterogenea delle/dei docenti, un’anacronistica visione della geografia come esercizio di memorizzazione di nomi e dati, la disponibilità di materiali didattici non sempre aggiornati.

In base alle esperienze di ricerca e di insegnamento acquisite sia in ambito universitario sia in ambito scolastico, e durante vent’anni di impegno nell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG), la Commissione incaricata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è partita dall’idea di geografia proposta dalla Carta internazionale dell’educazione geografica nella formulazione di pareri utili alla revisione delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione per l’insegnamento della geografia (Morri, 2025).

L’intervento della Commissione

I pareri formulati dalla Commissione tengono conto delle criticità evidenziate, volendo incidere concretamente sulle pratiche scolastiche. Il lavoro di revisione ha individuato alcuni nodi strategici: riaffermare l’autonomia disciplinare della geografia, superando l’idea di una materia cerniera; rendere esplicite le connessioni interdisciplinari, in particolare con storia, italiano ed educazione civica; favorire un approccio sistemico e transcalare, nel quale le conoscenze specifiche siano funzionali alla comprensione delle relazioni spaziali; promuovere infine un dialogo con le case editrici per un rinnovamento complessivo dei manuali scolastici.

Oltre una logica puramente descrittiva

Alla base di questa prospettiva vi è la necessità di superare definitivamente la concezione della geografia come semplice “descrizione della Terra e/o del rapporto uomo-ambiente”. È proprio tale impostazione che ha prodotto pratiche didattiche poco significative, come la mera riproduzione dei confini, la suddivisione rigida dei contenuti per ambiti geografici o l’uso quantitativo e decontestualizzato delle informazioni statistiche. Attività di questo tipo non favoriscono un apprendimento duraturo né contribuiscono allo sviluppo di competenze e di capacità critiche.

Una geografia degli spazi vissuti; paesaggio, transcalarità e territorializzazione

Pur non essendo facile da insegnare, la geografia è un sapere “semplice” nel suo significato più profondo. La sua semplicità risiede nel legame diretto con l’esperienza quotidiana: le vicende umane sono sempre collocate nello spazio e cariche di emozioni legate ai luoghi. Questa componente emotiva sostiene l’apprendimento nel tempo, poiché lo spazio rappresenta una delle categorie fondamentali attraverso cui la mente organizza la conoscenza. La geografia è inoltre un sapere di base, originario, che aiuta a interpretare la complessità del mondo, a riflettere sul ruolo dell’essere umano e a immaginare possibili alternative.

Il sapere geografico si fonda sul disegno e sul racconto: la rappresentazione non è una riproduzione neutra della realtà, ma una costruzione dotata di senso. Un’impostazione esclusivamente descrittiva riduce la disciplina a un elenco di elementi materiali, eliminando la dimensione relazionale che connette individui, comunità e territori. Per questo, in geografia, il tema dell’identità è strettamente legato a quello dell’inclusione: l’identità territoriale non implica possesso, ma appartenenza.

La centralità attribuita a concetti come paesaggio, transcalarità e territorializzazione mira a mettere in evidenza la qualità delle relazioni tra persone e territori. Il paesaggio non si definisce in base a criteri puramente estetici, ma attraverso i significati che le comunità costruiscono nel tempo con i territori con cui sono in relazione attiva e coevolutiva. In questa chiave, l’immaginazione geografica assume una dimensione progettuale, permettendo di riconoscere valori e criticità anche nei contesti marginali e di attivare pratiche di cittadinanza partecipata.

Il linguaggio della geo-graficità: la carta geografica come dispositivo culturale

Un uso consapevole e rigoroso del linguaggio disciplinare è quindi indispensabile. Termini quali carta, mappa, spazio, luogo, ambiente, territorio e paesaggio non sono intercambiabili e richiedono precisione sul piano semantico e concettuale. La cartografia, nucleo del linguaggio della geo-graficità, va proposta non come strumento tecnico neutro, ma come rappresentazione simbolica, selettiva e situata. Comprendere i limiti e le potenzialità di ogni genere di rappresentazione, partendo dalla rappresentazione cartografica, significa educare al pensiero critico e alla consapevolezza che tutte le rappresentazioni veicolano un punto di vista, stimolando la ricognizione e la valorizzazione dei punti di vista rimasti inespressi.

La geografia è semplice da insegnare quando riesce a coniugare emozione e immaginazione; proprio per questo il suo insegnamento richiede competenze specifiche e formazione continua. In assenza di tali condizioni, il semplice rischia di trasformarsi in banale e la complessità del reale di essere ridotta a una descrizione sterile, inibendo i processi di apprendimento significativo.


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