L'insegnante che vorrei: i risultati del nostro sondaggio

L'insegnante che vorrei: i risultati del nostro sondaggio

Della relazione educativa ho sempre sentito parlare gli adulti, noi adulti, e così negli ultimi anni ho deciso di dare la parola anche agli studenti e alle studentesse. La relazione infatti si costruisce in due e gli alunni, se trovano un clima in cui possono esprimere il loro pensiero, i loro bisogni e la loro emotività, sono in grado di sorprendere per la profondità delle loro osservazioni e delle loro richieste. E queste richieste riguardano non solo gli studenti o le studentesse, ma accomunano tutti gli esseri umani perchè hanno a che fare con i gesti e con la concretezza delle parole che vanno oltre le teorie e le metodologie didattiche che, da sole, a scuola non bastano più. 

I bambini, gli alunni, imparano a rispettare solo se vengono rispettati, non invasi, accolti nei loro bisogni e limitati senza essere svalutati o umiliati.

E così per far parlare gli alunni e i loro bisogni, per farli entrare con concretezza nelle discussioni di noi adulti sulla relazione educativa, ho voluto fare ai miei studenti alcune domande che con le loro conoscenze sull’essere umano, ma prima ancora da alunni così vicini al mondo della scuola di cui gli adulti a volte dimenticano, hanno contribuito alla stesura di questo questionario che vuole entrare dentro i gesti e le parole che costruiscono la relazione educativa e che prende in considerazione tutto il percorso scolastico dall’infanzia alle superiori concentrandosi su due aspetti della relazione educativa: cosa fa bene ad un alunno? E cosa gli fa male, cosa nuoce cioè alla relazione con lui e alla costruzione della sua identità?

Il questionario è stato diffuso da Deascuola e compilato da quasi duemila studenti e pur invitando a pensare a tutta l’esperienza scolastica dall’infanzia alle superiori ha, per motivi di compilazione, coinvolto studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado distribuiti su tutto il territorio nazionale.


DOMANDA N.1: Mi sono sentit* valorizzat* amat*appassionat* alla materia quando una docente o un docente…

Quello che si evince dalle risposte a questa prima domanda è che il bisogno di riconoscimento, delle proprie fatiche, delle proprie difficoltà nella vita di tutti i giorni, è un bisogno fondamentale per gli alunni, così come lo è per tutti gli esseri umani. Chiedono infatti che il docente non li tratti come classe ma come singoli, come esseri umani che hanno le loro difficoltà oltre il voto. Questo è un bisogno che facilmente arriva alla consapevolezza e che quindi riescono a dichiarare come fondamentale nel sondaggio.

Le risposte che riguardano invece l’ansia e la capacità dell’insegnante di rassicurare sembrano avere meno importanza dai risultati. Questo è solo un dato apparente, perché nonostante gli studenti non ritengano questa capacità del docente come fondamentale, sappiamo dalla psicologia e dalle recenti ricerche neuroscientifiche che un adulto rassicurante nei confronti di un adolescente o ancor più nei confronti di un bambino, contribuisce in modo significativo alla costruzione di una parte interna rassicurante del Sè del futuro adulto. Questo aspetto della relazione educativa agisce però in modo inconsapevole, in quel processo chiamato introiezione di cui parla la psicologia e di cui, già agli inizi del Novecento parlava Freud nella sua pedagogia psicoanalitica.

DOMANDA N.2: Mi sono sentit* svalutat* mi sono ritirat*, chius*, ho smesso di studiare quella materia quando un docente o una docente…

Questa seconda domanda, e le risposte degli alunni, sembrano ricordare a noi docenti qualcosa che dimentichiamo aver fatto male anche a noi quando eravamo tra i banchi di scuola: che il confronto con gli altri studenti, soprattutto per sottolineare aspetti negativi dell’apprendimento o dello stare in classe, espone ad una esperienza di vergogna, a volte di umiliazione.

Lo sappiamo ormai da tempo che esistono altri modi per dare limite e contenimento ad un bambino e ad un adolescente senza farlo sentire poco degno di uno sguardo accogliente. E’ anche per questo che la formazione ai docenti ha ancora molto da fare nello spiegare i gesti e le parole con cui limite e accoglienza possono trovare un equilibrio in classe. E in questa seconda domanda torna, sotto un’altra forma, il bisogno degli alunni che venga loro riconosciuto l’impegno, anche quel minimo che possono o che vogliono dare in quel momento. E’ importante per loro che quell’impegno non venga svalutato perché, se si sentiranno riconosciuti il poco impegno che avranno messo, saranno più disponibili la volta successiva a dare un pezzo in più. E anche in questo aspetto conosciamo molti modi per poter riconoscere un minimo di impegno senza perdere di vista e rimandando all’alunno anche i margini di miglioramento che può ancora fare. Ma è necessario usare delicatezza.

DOMANDA N.3: Se potessi parlare al Ministro dell’Istruzione gli direi che la scuola ha bisogno di docenti che…

In questa terza domanda tutte le richieste che gli studenti farebbero al Ministro dell’Istruzione sembrano avere la stessa importanza, perché riguardano altri bisogni fondamentali dell’essere umano:

  • Il bisogno di essere orientati alla felicità, di essere valorizzati nei loro talenti.
  • Il bisogno di ricevere il limite senza essere svalutati.
  • Il bisogno di trovare a scuola un ambiente accogliente nel quale poter esprimere la propria emotività.

Sono richieste legittime, perchè non può esserci educazione all’emotività e alla gestione di sè in un ambiente nel quale l’alunno non si senta libero di esternare e condividere la propria emotività. Perchè è solo in un ambiente e in una relazione non giudicante negativamente, in cui non ci sentiamo svalutati, che noi esseri umani ci esprimiamo liberamente. Senza dimenticare che una delle competenze che viene chiesto al docente di sviluppare nello studente è la sua capacità di esprimere adeguatamente i suoi bisogni; ma se si ritira dalla relazione perchè invaso dalle domande del docente o dal giudizio dei compagni di classe, non è possibile nessun lavoro su queste competenze. E la responsabilità della costruzione del clima di classe è del docente. Una formazione accurata su questi aspetti emotivi e relazionali è dunque sempre più necessaria e anche per questo la formazione dei docenti deve essere affidata anche agli psicoterapeuti, esperti di quei processi psichici comuni a tutti gli esseri umani e di quegli strumenti emotivi e psicologici che agiscono in tutte le relazioni umane, e quindi anche in quella educativa. Strumenti che, avendo ben chiara la differenza tra curare ed educare, possono aiutare il docente a coltivare il benessere emotivo in classe, a prevenire lo stress e a non farsi male.

Gaetano Cotena è utore del libro “Insegnare senza farsi male” UTET Università (2021)

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