Questo l'hai letto? #51
‘Ragazzi selvaggi’ di L. Azzolini

‘Ragazzi selvaggi’ di L. Azzolini

Questo l’hai letto? La rubrica di consigli di lettura di Deascuola.
Ogni mese un suggerimento di lettura per studentesse e studenti della scuola secondaria di primo grado, corredato di materiali per le attività in classe: un utile strumento per la didattica dell’italiano e per sviluppare nelle ragazze e nei ragazzi il piacere di leggere.


Perché leggere questo libro
Negli anni Novanta non esisteva la parola “bullismo”, ma le prepotenze e le prese in giro feroci ai danni di chi veniva percepito come più vulnerabile erano all’ordine del giorno, e potevano essere crudeli, soprattutto se perpetrate in gruppo. 

In Ragazzi Selvaggi, il romanzo autobiografico di Luca Azzolini, i protagonisti sono costretti a subire le angherie e gli insulti di una compagnia di bulli, costituita da ragazzi di terza media che, a furia di restare impuniti e veder crescere la propria popolarità dopo ogni scherzo di cattivo gusto, intensificano progressivamente le loro condotte prevaricatorie.
Desiderano a tutti i costi superare il limite, testare fin dove possono spingersi, anche perché sembra proprio che non li fermi nessuno.

Eppure il loro senso di invincibilità è solo una maschera: sebbene non lo vogliano ammettere, essi denigrano il prossimo per far fronte al proprio senso di inadeguatezza. Preferiscono umiliare, isolare, rendere invisibili le loro vittime piuttosto che fare i conti con le loro frustrazioni. E inoltre non sanno che una delle loro beffe più spietate rischia di trasformarsi in una tragedia. 

La vicenda, tratta da una storia vera, viene raccontata attraverso tre punti di vista: quello di Luca, uno studente di terza media che da anni subisce le vessazioni del gruppo, nell’indifferenza pressoché totale del resto della classe; quello di Mattia, un ragazzino di prima media a sua volta vittima di bullismo, ma che trova il coraggio di ribellarsi grazie al supporto del gruppo; infine il loro punto di vista, cioè quello dei bulli, senza limiti, incapaci di pensare alla sofferenza che provocano.

E gli adulti? Genitori e insegnanti sembrano non rendersi conto di quel che accade, o forse non vogliono vedere: il silenzio delle vittime non è indagato in ambito scolastico e la pericolosità dei propri figli viene sottovalutata.
Con un linguaggio icastico, fedele al vissuto dei ragazzi e delle ragazze dell’epoca, Azzolini dona una storia in grado di far vivere emozioni forti e scomode ai lettori e alle lettrici, inducendoli/e a riflettere sulle conseguenze di determinate azioni e sulla necessità di chiedere aiuto quando ci si trova in difficoltà.

«Uno per tutti e tutti per se stessi, era il loro motto. Erano ragazzi selvaggi. E ne andavano fieri.»

L. Azzolini, Ragazzi selvaggi, Deascuola, 2026, pp. 240 («I Semi»)

La vicenda
Il romanzo è ambientato nel maggio del 1997, in un piccolo paese adagiato lungo le rive del Po, poco distante da Mantova.
Luca, che ha quasi quattordici anni, fa il conto alla rovescia dei giorni che lo separano dalla fine della scuola: con la terza media si chiudono tre anni da incubo. Non vede l’ora, ormai è questione di settimane e poi finalmente non avrà più a che fare con quei compagni di classe che lo prendono quotidianamente di mira. I suoi genitori sono all’oscuro di tutto perché ha sempre cercato di tenerli fuori dai problemi che ha con gli altri. Le uniche cose che lo aiutano ad andare avanti sono l’amicizia con Marika e il suo grande segreto, nascosto al sicuro nell’ultimo cassetto della sua scrivania.
Anche Mattia, uno studente di prima media, fa il conto alla rovescia: viene tormentato dagli stessi bulli per via delle “erre”, che si rifiutano di uscire dalla sua bocca quando è particolarmente emozionato, soprattutto se nei paraggi c’è Clara, la ragazza che gli fa battere il cuore.

E poi ci sono loro, i “ragazzi selvaggi”: Massimo, Lorenzo, Alberto e Mirco, che si muovono sempre in gruppo, spadroneggiando a scuola e sul bus. Trascinano i ragazzi nelle docce gelide, non hanno remore a picchiare o rubare soldi, perché nessuno ha il coraggio di mettersi contro di loro. 
Anche i bulli contano i giorni che mancano alla fine dell’anno scolastico, perché hanno un pensiero fisso, quasi un’ossessione: mettere a segno uno scherzo terribile e memorabile, che li farà passare alla storia e farà ricordare i loro nomi tra le mura della scuola media.

Attività
1) Gli anni Novanta: dialogo tra generazioni
Questa è un’attività da svolgere individualmente e poi da condividere in classe. La storia è ambientata in un passato non molto lontano, in cui tu e il resto della classe non eravate ancora nati, ma i vostri genitori sì. Com’erano gli anni Novanta del Novecento?
Scoprilo intervistando i tuoi genitori o degli adulti che erano giovani in quell’epoca: chiedi loro di raccontarti che cosa facevano di diverso da ragazzi rispetto a quello che fai tu oggi, come trascorrevano le giornate, gli oggetti che amavano, quale musica ascoltavano, la moda del momento, i film o le serie tv del cuore.
Mettiti in ascolto e scopri com’era la loro vita alla tua stessa età.

2) Essere maschi ed essere femmine: abbattere gli stereotipi
Questa è un’attività per un dibattito in classe. Nel libro, a un certo punto, uno dei bulli inizia a elencare quello che un maschio non dovrebbe essere. Ma siamo proprio sicuri che i maschi debbano essere per forza tutti allo stesso modo? Tutti forti, tutti appassionati di calcio, tutti incapaci di mostrare emozioni e senza mai avere voglia di piangere?
È vero che il libro è ambientato alla fine degli anni Novanta del Novecento, e che da allora di progressi ne abbiamo fatti, eppure quanti stereotipi ancora oggi ruotano intorno all’essere maschi e all’essere femmine?

Le presenti schede didattiche sono disponibili nell’edizione del libro Ragazzi Selvaggi, collana «I Semi», che raccoglie anche altre proposte di lavoro. 

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