Abitare i libri con il Metodo Caviardage

Abitare i libri con il Metodo Caviardage

“Leggere è un’esperienza personale, al massimo grado. Certe persone reagiscono a degli elementi, altre persone ad altri, ed è naturale che sia così. Il lettore non deve necessariamente sforzarsi di dire l’intenzione o il tema dell’autore. Ognuno legge come vuole. Che bisogno c’è di avere delle impressioni in comune con gli altri?”


Le parole qui sopra riportate sono di Makino, la libraia de La libreria del venerdì (2025, Feltrinelli, p. 40) e sono rivolte a Fumiya, un giovane alla ricerca di se stesso. Fumiya non è un lettore forte, non ama i libri e si rifugia nei social per costruire relazioni e amicizie. È sfiduciato rispetto alla sua capacità di affrontare un testo narrativo, ma nel romanzo di Sawako Natori il principio che la lettura sia alla portata di tutti è ben ribadito.

Nella realtà della scuola, che nulla ha a che fare con La libreria del venerdì, noi insegnanti abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi i Fumiya presenti nelle nostre aule. Come rendere, allora, la letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, e quindi la lettura, esperienze vive e significative? L’era del digitale, della rapidità comunicativa e della frammentazione dell’attenzione non permette più di applicare alla lettura un approccio tradizionale. Il rischio è di far apparire i libri e le storie come reperti distanti, privi di un’autentica connessione con la vita di ragazzi e ragazze. Per superare questo “distacco affettivo” è necessario modificare la visione, il punto di vista: trasformare la lettura in un terzo spazio da abitare, ovvero concepire il testo letterario-narrativo come un ambiente simbolico in cui entrare, dialogare, esplorare. Il concetto di terzo spazio, introdotto dal sociologo Ray Oldenburg (1999, The Great Good Place, Marlowe & Company), si rivela interessante anche applicato alla didattica della lettura. Oldenburg spiega che, nel percorso esistenziale degli esseri umani, tre sono gli spazi abitati di fondamentale importanza: il primo spazio è la casa, l’ambiente domestico e degli affetti, il secondo spazio è quello lavorativo o scolastico, dominato da logiche funzionali e prestazionali. Il terzo spazio, invece, è un ambiente informale, confortevole e accessibile – rintracciabile nei caffè, nelle biblioteche, nelle librerie, nelle piazze ecc. – necessario per la socialità, l’incontro e la scoperta di sé. Pensando al terzo spazio, in una fase della vita segnata da profondi cambiamenti, in cui gli/le adolescenti sperimentano un senso di spaesamento e di incertezza, la lettura e la narrativa possono offrire un rifugio protetto in cui esplorare la propria identità: uno spazio al riparo dalle logiche valutative della scuola, nel quale dialogare con le storie, confrontarsi con personaggi e vicende per costruire una propria coscienza critica. Leggere, abitando uno spazio di sicurezza mentale, è un processo di riappropriazione, un modo per ritrovare senso in un mondo che appare confuso.

Per trasformare questa intuizione in pratica didattica, uno strumento pedagogico che si rivela efficace è il Metodo Caviardage di Tina Festa®, utile per costruire un ponte tra il sentire personale degli studenti e le parole scritte. Nella progettazione di percorsi dedicati alla lettura, questo processo di scrittura poetica trasforma la pagina di libro da oggetto di analisi a luogo di espressione e scrittura autobiografica. Il Caviardage rappresenta la concretizzazione pedagogica della lettura di testi narrativi intesa come terzo spazio, trasformando la lettura da atto di ricezione passiva a partecipazione attiva, attraverso l’apprendimento situato. Partendo da una pagina di un testo preesistente, studentesse e studenti selezionano parole che risuonano con il loro vissuto e cancellano, se lo desiderano, tutto il resto. Da questo processo emerge un componimento autobiografico, una poesia che era già presente, in potenza, tra le righe dell’autore.

Attraverso diverse attività (quali l’approccio autentico alla poesia, la valorizzazione della lettura e della scrittura poetica, l’inclusività che permette a ciascuno/a di trovare la propria voce…) il Caviardage è una metodologia innovativa centrale nella nuova antologia Felicemente edita da Deascuola. In questa prospettiva, gli oltre trenta laboratori proposti prevedono l’utilizzo di diverse strategie proprie del metodo, strettamente connesse alle tecniche di scrittura, capaci di far risuonare le parole dei testi attraverso il vissuto e il sentire personale. Le stesse fasi di lavoro favoriscono un’immersione profonda nella lettura mediata dalla scrittura, permettendo a studenti e studentesse di entrare nelle storie e, al contempo, di orientare meglio se stessi e se stesse. È ponendo al centro la soggettività che il Caviardage si configura come un vero e proprio terzo spazio: un luogo di ricostruzione di senso, di benessere emotivo e di incontro autentico, nel quale la pagina viene abitata in modo personale, creativo e metaforico. Questa esperienza, pur partendo da una dimensione individuale, trova il suo naturale compimento nel momento della condivisione collettiva. La fase in cui i componimenti poetici vengono condivisi con compagne e compagni trasforma la classe in una vera comunità narrativa, un gruppo di persone che, attraverso la messa in comune di storie ed esperienze, costruisce legami e pensieri condivisi. Ragazze e ragazzi scoprono la pluralità delle risonanze che una singola pagina può generare, comprendendo che il significato non è un dato univoco, ma un orizzonte aperto al dialogo tra il testo e ogni lettore e lettrice.

Di fronte alla sfida di coinvolgere i nostri e le nostre Fumiya, l’idea di concepire i libri non come soggetti da “sezionare” ma come luoghi da abitare sposta il focus dall’analisi formale all’apprendimento significativo. In quest’ottica, la lettura e la scrittura autobiografica diventano strumenti insostituibili per esplorare ed esprimere il proprio spazio interiore e l’antologia Felicemente, che accoglie il Metodo Caviardage, si rivela risorsa preziosa per docenti che desiderano cambiare paradigma.

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