Le frontiere della fisica

Le frontiere della fisica

Quand’ero ragazzino mia madre una sera, mentre eravamo in campagna, mi indicò col dito una stella in cielo e mi disse: “Sai che quella stella, così come la vedi ora, esisteva al tempo dei dinosauri e che forse è già esplosa da tempo e oggi non esiste più? Il cielo, sai, è una macchina del tempo…”.

Io, naturalmente, non compresi affatto quel che mia madre intendeva con quelle frasi arcane, ma rimasi folgorato da tre cose: la prima era che in realtà il cielo, prima di allora, lo avevo sempre solo visto con la coda dell’occhio, distrattamente. Per la prima volta mi accorsi che era ricco di oggetti misteriosi, uno dei quali era contemporaneo addirittura dei dinosauri: la sola parola dinosauri mi fece sognare ad occhi aperti dalla meraviglia e questa era la seconda folgorazione. La terza era la storia della macchina del tempo. Avevo visto qualche giorno prima un episodio di una serie all’epoca celeberrima, Ai confini della realtà, che mi piaceva da morire anche se papà mi aveva spiegato che la macchina del tempo, che compariva in un episodio, mica esisteva davvero.

Ed ecco che mia madre (cui credevo ciecamente) mi indica un macchina del tempo vera e funzionante.

Fu un cataclisma: la mia fantasia era ormai sovraeccitata, volevo saperne di più, sui dinosauri, le stelle, le macchine del tempo.

Un paio di anni dopo, mi capitò, per puro caso, di assistere alla biblioteca comunale del quartiere a una presentazione di un filosofo, Silvio Ceccato, che raccontava del mondo degli atomi. Fu un secondo cataclisma mentale. Io ero entrato nella sala per sbaglio, ma rimasi subito catturato: la sua affabulazione era talmente chiara, così limpida nell’esposizione che rimasi sino alla fine. Incredibile, avevo appena visto coi miei occhi che era possibile anche per me capire cos’erano gli atomi! Non era argomento per soli scienziati.

Due degli episodi che, col senno di poi, mi hanno cambiato la vita.

Ciò che mi resta di questa storia, oltre ad essere diventato scienziato, è la convinzione che il primo passo per portare i giovani verso la scienza è la fascinazione, l’additare il mistero non come qualcosa di inconoscibile in linea di principio, ma qualcosa che sta semplicemente nascosto ai nostri occhi e che, come una caccia al tesoro, può potenzialmente essere scoperta e capita. Compito degli educatori, prima di fornire un insegnamento strutturato, denso di concetti e nozioni rigorose, è, secondo me, l’accensione del lume della curiosità, della passione per l’addentrarsi nel nuovo e nell’incognito. 


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