Giornata educazione: nel mondo 250 milioni di minori non frequentano la scuola

Giornata educazione: nel mondo 250 milioni di minori non frequentano la scuola


Il diritto all’educazione è riconosciuto dall’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata il 10 dicembre 1948, come un mezzo per realizzare lo sviluppo della personalità, rafforzare il rispetto dei diritti e delle libertà dell’essere umano e promuovere la pace. Per sottolineare l’importanza dell’istruzione nel 2018 le Nazioni Unite hanno deciso di istituire la Giornata internazionale dell’educazione che si celebra il 24 gennaio.

Diritto non garantito

Oggi 250 milioni di bambini e giovani non frequentano la scuola, un aumento di sei milioni rispetto al 2021 in parte dovuto all’esclusione dal sistema scolastico di bambine e ragazze afghane. Spesso sono le bambine e le ragazze a lasciare la scuola: in alcune aree del mondo, soprattutto rurali, a causa degli stereotipi di genere le famiglie preferiscono investire nell’educazione dei figli maschi, affidando alle bambine e alle ragazze le attività di cura della casa. Due terzi dei 763 milioni di giovani e adulti analfabeti, privi delle competenze di base di lettura, scrittura e matematica sono donne.

Secondo le stime dell’Unesco, per garantire il raggiungimento del Goal 4 “Istruzione di qualità” dell’Agenda 2030 sarebbero necessari 44 milioni di insegnanti della scuola primaria e secondaria sia nei Paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo. Occorrono politiche sistemiche che affrontino le cause della mancanza di insegnanti, come ad esempio le condizioni di lavoro, la retribuzione e la motivazione.

Conflitti, clima e istruzione

Le guerre, le violenze e i cambiamenti climatici rendono più difficile garantire un’istruzione equa a tutte e tutti. Le infrastrutture scolastiche, ad esempio, possono essere danneggiate dai conflitti o dai disastri naturali o essere utilizzate come rifugi. In alcuni casi le persone sono costrette a lasciare la propria casa e a spostarsi in altre zone, anche interne al proprio Paese, incontrando barriere linguistiche o difficoltà a riprendere il percorso di studi.
Secondo le stime dell’Internal displacement monitoring centre, un’organizzazione internazionale non governativa, nel 2022 sono state 60,9 milioni le persone sfollate o spostate internamente, il 60% in più rispetto al 2021. 28,3 milioni di persone sono state costrette a lasciare la propria casa a causa dei conflitti e 32,6 milioni di persone a causa di disastri naturali. Il diritto internazionale non riconosce lo status di rifugiato ambientale o climatico, rendendo più difficile la possibilità di accedere a un’istruzione.

In Italia

Anche la Costituzione italiana riconosce il diritto all’educazione. All’articolo 34 si legge:


“La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”


In ambito educativo, la principale preoccupazione nel nostro Paese è la dispersione scolastica: come sottolinea il Rapporto ASviS 2023, nel 2022 l’11,5% dei ragazzi e delle ragazze tra i 18 e i 24 è uscito dal sistema di formazione senza un diploma. È un tasso in miglioramento rispetto al 2019 quando era pari al 13,3%, ma ancora lontano dall’obiettivo europeo al 2030 di ridurre la percentuale a meno del 9%. Oltre alla “dispersione esplicita” bisogna considerare anche quella “implicita”, ovvero l’inadeguatezza delle conoscenze possedute da studenti e studentesse alla fine degli studi. Le analisi Ocse-Pisa mostrano un costante ritardo dell’Italia, rispetto agli altri Paesi avanzati, nelle competenze matematiche e scientifiche e di comprensione del testo scientifiche tra le ragazze e dei ragazzi italiani di 15 anni.
In Italia l’accesso all’istruzione scolastica, pubblica e gratuita, è considerata un diritto anche per gli alunni con cittadinanza straniera. Tuttavia, come rileva il Dossier statistico immigrazione redatto dal Centro studi e ricerche Idos, l’incidenza di alunni stranieri diminuisce con l’aumentare del grado scolastico, passando dal 12, 4% nelle scuole primarie all’8% nelle scuole secondarie. Poco più di un terzo degli studenti stranieri si iscrive all’università, in confronto a oltre la metà degli italiani. Questo riduce le possibilità di accedere a posti di lavoro altamente qualificati e compromette la mobilità sociale delle nuove generazioni.

Il 18 gennaio 2024 Giordana Francia, direttrice dei programmi in Italia e Unione europea del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (Cisp) e coordinatrice del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 4 “Istruzione di qualità”, e Massimiliano Lepratti, collaboratore del Cisp, approfondiscono in un webinar i temi delle migrazioni, delle disuguaglianze e della crisi climatica.
L’incontro costituisce il secondo appuntamento del nuovo ciclo di webinar “La scuola verso il futuro. Orientarsi nella complessità con l’Agenda 2030”, realizzato da ASviS e Deascuola.

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