AI nello sport: nuove frontiere e nuove sfide etico-giuridiche

AI nello sport: nuove frontiere e nuove sfide etico-giuridiche

Il mondo dello sport è in continua evoluzione, specialmente per quanto riguarda l’utilizzo e l’applicazione delle tecnologie digitali, tra cui le intelligenze artificiali. Questi strumenti stanno aprendo la strada a nuove frontiere, date le numerose applicazioni in grado di influenzare il fenomeno sportivo: dall’allenamento all’organizzazione, fino ai sistemi di supporto decisionale automatizzato. Tuttavia, queste tecnologie non stanno portando solo innovazione, ma anche nuove sfide etico-giuridiche.

Tra le applicazioni di maggior rilievo figurano i sistemi di decisione automatizzati, strumenti che di fatto sono utilizzati in diversi sport già da molti anni. Basti pensare all’uso del photo finish nell’atletica leggera, all’hawk-eye nel tennis, oppure al fuorigioco semiautomatico (il SAOT, Semi-Automated Offside Technology) del calcio che utilizzano l’AI applicata alla computer vision e sfruttano algoritmi in grado di creare modelli 3D, o al più moderno e discusso VAR (Video Assistant Referee), adottato dalla FIFA dal 2018 per supportare i direttori di gara nel prendere decisioni tecniche. Se da un lato alcuni di questi sistemi, come il photo finish, sono inconfutabilmente utili a prendere decisioni arbitrali corrette, dall’altro sistemi come il VAR e il SAOT non sono sempre infallibili: possono lasciare spazio a interpretazioni equivoche delle immagini o i software possono presentare errori di programmazione. Da ciò derivano criticità in merito alla responsabilità delle decisioni assunte: chi è responsabile di eventuali errori? L’arbitro, il programmatore del software o chi ha deciso di adottarlo? La risposta non è semplice, data la scarsità degli atti normativi che regolamentano la questione. Al momento, l’orientamento prevalente sembra quello seguito dall’IFAB (International Football Association Board, l’organismo internazionale responsabile della definizione, modifica e custodia delle regole del gioco del calcio a livello mondiale) che nel “protocollo VAR” chiarisce: «la decisione finale è sempre presa dall’arbitro basandosi sulle informazioni fornite dal VAR». Di fatto, però, il dibattito è tutt’altro che concluso soprattutto riguardo al livello di conoscenza tecnica richiesto ai giudici di gara per comprendere ed evitare i possibili errori di questi sistemi.

Altra questione centrale interessa i wearable biometrici (smartwatch, fitness tracker, smartband ecc.), strumenti indossati dagli atleti e in grado di monitorarne i parametri vitali quali frequenza cardiaca, sonno, velocità dei movimenti e, addirittura, affaticamento muscolare. Questi dati sono chiaramente preziosi per valutare le performance, per dare vita a modelli predittivi in grado di prevenire gli infortuni, per valutare il potenziale di un’atleta o la migliore strategia di gioco da adottare in una determinata circostanza.

Tali dati, tuttavia, rientrano tra i c.d. dati sensibili, così come definiti e tutelati dal GDPR (Regolamento UE n. 679/2016 sulla protezione dei dati personali). Per questo motivo, il loro trattamento richiede il consenso informato dell’atleta, la minimizzazione dei dati e la conservazione limitata al tempo strettamente necessario per le finalità perseguite o per motivi di interesse pubblico rilevante.

L’uso dell’AI sta cambiando radicalmente anche le scelte tattiche e lo scouting, ottimizzando l’elaborazione dei dati video e riducendo i tempi di osservazione. Tuttavia, un utilizzo acritico di tali strumenti potrebbe comportare danni per società e giocatori. Ad esempio, l’uso massivo di modelli standardizzati potrebbe rendere prevedibile il gioco di una squadra, oppure si potrebbero perdere giocatori non particolarmente talentuosi ma dotati di grande carisma e personalità (dati non misurabili). Ciò rende indispensabile un’assunzione di responsabilità consapevole da parte di chi decide.

Infine, queste tecnologie avanzate di data analysis sollevano anche questioni di natura etica. Non tutte le Federazioni, società o atleti dispongono delle medesime risorse economiche e possibilità di accesso a tali tecnologie, decisamente costose. Ciò aumenta il rischio che il ricorso a tali strumenti violi i principi del fair play e delle pari opportunità, cardini dell’ordinamento sportivo.

Dunque, l’AI sta allargando gli orizzonti della pratica sportiva, ma gli aspetti critici non possono essere trascurati. In particolare, la dimensione planetaria dello sport richiede che vi sia una coordinazione sinergica tra il CIO e le Federazioni internazionali volta a definire le linee guida e a regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale. La strada appare ancora lunga e tortuosa in considerazione della velocità con cui tali sistemi vengono sviluppati e implementati rispetto ai lunghi tempi che richiede la stesura degli atti normativi.

Attività
Rispondi alle seguenti domande
1. Perché i dati biometrici raccolti tramite i dispositivi werable sono tutelati dal GDPR? Quali sono le condizioni da dover rispettare per il loro trattamento?
2. Quali sono i rischi legati a un utilizzo “acritico” dell’AI nella selezione degli atleti e nell’elaborazione delle tattiche di gioco?
3. In che modo l’alto costo delle tecnologie di data analysis potrebbe minacciare i principi fondamentali dell’ordinamento sportivo?

Lavoro di gruppo | Una commissione per l’AI
Divisi in piccoli gruppi (4-5 alunni) immaginate di partecipare a un tavolo tecnico tra il CIO e le Federazioni Sportive Internazionali. Proponete 3 “Linee Guida” per l’uso dell’IA che garantiscano il rispetto del fair play e delle pari opportunità, considerando che non tutte le società sportive hanno le stesse risorse economiche.
Al termine, ogni gruppo presenterà le proprie conclusioni alla classe.

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