
La crescita delle disuguaglianze rappresenta oggi uno dei principali problemi economici e sociali a livello globale. Le 12 persone più ricche del mondo possiedono una somma superiore alla ricchezza detenuta dalla metà più povera dell’umanità (oltre 4,1 miliardi di persone). Un divario presente, seppur in forma diversa, anche nel nostro Paese: secondo i dati di Oxfam Italia, il 10% delle famiglie italiane più ricche detiene una ricchezza oltre otto volte superiore rispetto a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione.
Tante facce della stessa medaglia
Povertà economica, bassi livelli di istruzione, background migratorio: le disuguaglianze assumono diverse forme e si intrecciano e rafforzano a vicenda. Come sottolinea il Rapporto ASviS 2025, ad esempio, l’incidenza della povertà assoluta è molto più alta nelle famiglie con almeno una persona straniera (30,4%) o composte esclusivamente da persone straniere (35,2%) rispetto a quelle di sole persone italiane (6,2%).
Anche il tasso di povertà alimentare riflette la multidimensionalità delle disuguaglianze: a fronte di un’incidenza media nazionale dell’8,8% di famiglie che non possono permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni, la quota sale all’11,4% nelle famiglie in cui la persona di riferimento ha al massimo la licenza media e al 14,7% in quelle con componenti stranieri.
Intrappolati nelle disuguaglianze
Particolarmente preoccupante la situazione tra bambine, bambini e adolescenti. Un’analisi di Save the Children ha rilevato che l’Italia si colloca al quinto posto nell’Unione europea per incidenza della povertà minorile: il 27,1% dei minori è a rischio di povertà ed esclusione sociale, una quota rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi cinque anni.
Come evidenzia il Rapporto ASviS, l’11,7% delle ragazze e dei ragazzi minori di 16 anni si trova in condizione di deprivazione materiale e sociale: c’è chi non può partecipare alle gite scolastiche, chi non ha la possibilità di acquistare libri adatti alla propria età o vestiti nuovi, chi non riesce ad andare in una vacanza con la famiglia o svolgere attività ricreative. Il divario territoriale è ampio e riflette i problemi strutturali del nostro Paese: nel Mezzogiorno oltre un minore su cinque (21,1%) si trova in condizioni di deprivazione materiale e sociale, contro il 7,8% del Nord e il 4% del Centro.
L’Italia, inoltre, presenta uno dei livelli più bassi di mobilità sociale tra i Paesi Ocse: le condizioni della famiglia di origine hanno un forte impatto sulle opportunità delle generazioni successive, trasformando il privilegio o lo svantaggio iniziale in una pesante eredità.
Equità tra generazioni
Le disuguaglianze di oggi preparano il terreno per un futuro segnato da divari economici, precarietà lavorativa ed esclusione sociale, diventando un problema di giustizia intergenerazionale. Ma si può intervenire per cambiare rotta. Nel 2022 l’Italia ha inserito il concetto di equità tra generazioni nei principi fondamentali della Costituzione: con la riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione è stato sancito l’obbligo di tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi “anche nell’interesse delle future generazioni”. E nel 2025 ha compiuto un passo ulteriore, introducendo l’obbligo di Valutazione di impatto generazionale. Le nuove leggi dovranno ora essere valutate non solo rispetto alla sostenibilità finanziaria, ma anche guardando agli effetti sociali e ambientali che produrranno nel medio-lungo periodo.
Il webinar “Oltre le disuguaglianze: nuovi orizzonti di trasformazione sociale”, in programma il 19 febbraio, intende approfondire le cause dei divari socio-economici nel nostro Paese e presentare i tasselli di un’Agenda per l’uguaglianza. L’incontro, curato da Mikhail Maslennikov e Giuliana Coccia del Gruppo di Lavoro ASviS sul Goal 10 “Ridurre le disuguaglianze”, si inserisce nell’ambito del ciclo “Trame di futuro: l’Agenda che cambia il mondo” realizzato da Deascuola in collaborazione con ASviS.