Blended Learning: l’apprendimento misto che strizza l’occhio alla tecnologia

Blended Learning: l’apprendimento misto che strizza l’occhio alla tecnologia

Il Blended Learning, anche detto “apprendimento misto”, è un sistema didattico che affianca le più innovative tecniche di e-learning alle metodologie classiche di insegnamento, tramite l’uso di specifici supporti come tablet, smartphone e DVD.
Per quanto possa sembrare una tecnica moderna, in realtà le prime lezioni sperimentali si sono tenute nel 1960, introdotte dall’Università dell’Illinois nell’ambito del programma PLATO (Programmed Logic for Automatic Teaching Operations), un sistema di insegnamento innovativo dedicato alla didattica delle scuole elementari e superiori.

Tuttavia, è solo nel 1990 che l’innovazione tecnologica ha dato possibilità al sistema di espandersi, con l’avvento dei CD-ROM e di computer più evoluti.
Il Blended Learning si basa su tre diverse tipologie di percorso formativo: una prima parte face-to-face, con lezioni frontali in aula; una seconda parte di autoapprendimento, tramite l’utilizzo di contenuti digitali; e, infine, un’ultima parte spesso denominata “learning community”, dove l’apprendimento avviene in gruppo, interagendo online oppure offline.

Tale processo formativo si basa sul presupposto che bisogni formativi complessi necessitano di soluzioni formative complesse: molti promotori della tecnica (come ad esempio il professore Orlando De Pietro, ricercatore di Scienze della Formazione Primaria all’Università della Calabria e la professoressa Anna Maria Ciraci del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre), infatti, sostengono che il Blended Learning renda l’interazione tra docenti e studenti più ricca, ampliando il raggio d’azione sul processo cognitivo degli allievi.
I sostenitori del Blended Learning ne annoverano molti vantaggi: l’esperienza, infatti, pare che faciliti un apprendimento autonomo e collaborativo e che nel contempo migliori la comunicazione tra studenti e docenti, permettendo ai primi di valutare il loro materiale didattico e personalizzarlo secondo le loro esigenze.
D’altro canto, alcuni educatori credono che il sistema sia troppo dipendente dalla tecnologia e che necessiti di una certa alfabetizzazione digitale per essere gestito. Da uno studio dell’Australian Learning and Teaching Council emerge infatti che solo la metà degli studenti utilizzano gli strumenti video forniti, nonostante il supporto audiovisivo sia il più semplice ed immediato da utilizzare. Infine un’ulteriore difficioltà, soprattutto in un contesto come quello italiano, potrebbe essere la disponibilità di buone infrastrutture di rete: in mancanza di esse, infatti, il materiale diventa difficile da gestire, e potrebbe intralciare il normale svolgimento delle lezioni, vanificando i risultati sperati.
Alcuni studiosi riconoscono, tuttavia, il vantaggio di cui godono oggi i millenials: informazioni digitali disponibili in tempi rapidi e con device di uso quotidiano. I “nativi digitali” sono quindi consumatori attivi e naturali dei materiali digitali propri della Blended Learning.
Infine, non è da sottovalutare il ruolo dei social network: essi possono fungere da “aule virtuali” all’interno delle quali scambiarsi consigli e strumenti, dando la possibilità di interagire con compagni e docenti, anche a distanza.

 

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