Collezionare la natura: la Wunderkammer di Ulisse Aldrovandi

Collezionare la natura: la <em>Wunderkammer</em> di Ulisse Aldrovandi

Domenico Remps, L’​armadietto delle curiosità. Olio su tela, 99×136 cm. Opificio delle Pietre Dure, Firenze.

L’eclettismo culturale tipico del XVI secolo è caratterizzato da un nuovo interesse per il mondo naturale e per il sapere scientifico che, unitamente allo studio filologico dei testi classici, favorisce nuove osservazioni dei viventi, raccolte poi in erbari e bestiari. La scoperta di nuove terre e l’allargamento degli orizzonti geografici concorrono ad alimentare la curiosità nei confronti di oggetti rari o ignoti e delle culture extraeuropee.

In questo contesto culturale si inscrive la figura del medico e naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1605). Egli rappresenta chiaramente le istanze tipiche dell’Umanesimo proto-scientifico cinquecentesco, che apriranno la strada alle scoperte rivoluzionarie compiute da Galileo Galilei nel secolo successivo. Ulisse vantava una formazione molto varia, e infatti aveva conseguito i titoli di dottore in legge, filosofia naturale e medicina. Nel suo piano di studi la logica appare fondamentale per comprendere gli «infiniti luoghi» di Aristotele, un filosofo caro alla cultura del Cinquecento. Appena ventisettenne, nonostante la pubblica abiura fu portato a Roma per difendersi da un’accusa di eresia presso il tribunale dell’Inquisizione, dalla quale viene poi assolto. Durante il soggiorno forzato il giovane Ulisse studia le lingue classiche e l’antiquaria e si impegna in un’opera sistematica di raffigurazione e illustrazione della natura.

Agostino Carracci (attr.), Ritratto di Ulisse Aldrovandi, 1590-1595. Olio su tela, 79×62 cm. Accademia Carrara, Bergamo.
Jacopo Ligozzi, Psittacus Aruna, 1580-1600.
Disegno, 67×45,6 cm. Galleria degli Uffizi, Firenze.

Aldrovandi sostiene infatti il valore formativo e analitico dell’illustrazione, ritenuta il modo più efficace per cogliere i segreti della natura e auspica una stretta collaborazione tra artisti, naturalisti e collezionisti, come avveniva a Firenze alla corte del granduca di Toscana, dove era attivo il pittore Jacopo Ligozzi. Quest’ultimo fu un raffinatissimo illustratore di temi vegetali e zoomorfi, rappresentati con diligente attenzione ai dettagli e sapiente resa dei cromatismi naturali, che gli valsero il soprannome di “altro Apelle”, coniato proprio da Aldrovandi.

Questa sorta di censimento di specie animali e vegetali condotto da Aldrovandi rappresenta il risvolto documentario di un’imponente collezione di reperti artistici e antiquari, ma soprattutto relativi alla botanica e alla zoologia che può essere considerata a tutti gli effetti uno dei primi musei di storia naturale. Si trattava di un “microcosmo di natura” composto da 18.000 pezzi, tra i quali 7000 piante essiccate raccolte in quindici volumi, numerose tavole illustrate di animali raccolte in diciassette volumi, e molti campioni di minerali. Le matrici xilografiche per l’illustrazione dei volumi a stampa erano conservate in 14 armadi chiamati «pinacoteche».

66 cassette divise in 4500 cassettine ospitavano inoltre reperti minerali, mirabilia e «altre cose bellissime dell’Indie». Di ciascuno oggetto presente nella collezione, scrive Aldrovandi, «si farà l’istoria e descrizione, (…) dando il mio giudizio di quelli che di quelle hanno scritto, et osservationi da me fatte intorno a quelle».

Questo nuovo modello collezionistico è noto con il nome di Wunderkammer, «camera delle meraviglie»: la meraviglia è, infatti, il sentimento suscitato dall’osservazione di queste eterogenee, ma ordinatissime collezioni di oggetti provenienti dal mondo della natura, dell’arte e dell’antiquaria, che si propongono come una sorta di enciclopedia della sapienza universale. La collezione di Aldrovandi, insieme all’orto botanico da lui fondato nel 1568 a Bologna, doveva inoltre fornire un supporto didattico per la formazione di medici e speziali; in questo modo, anche la pittura diventa uno strumento indispensabile per la didattica e l’apprendimento.

Durante gli ultimi anni della sua vita Aldrovandi si preoccupò di elaborare una grande enciclopedia naturalistica, ispirata alla Historia universalis di Plinio. Tra il 1599 e il 1603 furono stampati i tre volumi di ornitologia e i libri del De reliquis animalibus insectis. Il resto della collezione fu pubblicata postuma dagli allievi. Queste opere colpiscono per l’ampio dispiegamento di erudizione e il desiderio di cogliere i fenomeni e le specie osservati nei minimi dettagli. Tuttavia, la sua esperienza non può ancora definirsi scientifica: Aldrovandi subisce infatti il fascino del meraviglioso a tal punto da descrivere basilischi e serpenti con più teste, senza mai dubitare dell’esistenza di creature fantastiche.

Ulisse Aldrovandi, Draco Aethiopicus. Tavole animali, volume IV, carta 140​.

La collezione di Ulisse Aldrovandi è ospitata, insieme ad altre raccolte di ispirazione naturalistica e scientifica, nelle sale di Palazzo Poggi ed è parte del sistema museale dell’Università di Bologna. Uno strumento utile e divertente, per conoscere e vivere le atmosfere suggestive di una Wunderkammer e provare a costruire la propria camera delle meraviglie ispirandosi all’esperienza di Ulisse Aldrovandi è il  gioco WunderBo.

Le tavole acquarellate di Aldrovandi sono tutte consultabili online grazie al sito Il teatro della natura di Ulisse Aldrovandi

Per approfondire

Link esterni

Ulisse Aldrovandi racconta l’Orto Botanico e la Palazzina della Viola – L’Alma Mater per immagini

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