#scuoladelfuturo: ecco come la Finlandia sta scalando tutte le classifiche

29/01/2016

Il miglior sistema educativo del mondo è quello della Finlandia: lo dicono numerose classifiche che valutano le scuole primarie e secondarie di tutto il mondo, fra cui il famoso PISA, ovvero il Programme for International Student Assessment. Un primato che fa invidia ai Paesi vicini e lontani, europei e non. Ma perché la Finlandia è spesso considerata la numero uno nell’educazione?

Innanzitutto, è un Paese che crede nel valore dell’educazione, tanto da investire il 12% del Pil nelle riforme scolastiche che, dice la legge, devono essere attuate ogni dieci anni. Se le risorse sono statali, la gestione dell’educazione è affidata invece ai singoli comuni, perché questo assicura maggiore velocità di adattamento alle direttive nazionali. Gli enti locali assumono i docenti, quindi niente liste d’attesa nazionali e controlli più facili sul curriculum del docente. In Finlandia infatti conta più il profilo professionale dell’insegnante che i diritti di graduatoria: già mentre studiano all’Università, i futuri insegnanti hanno l’occasione di svolgere lavoro sul campo, alternando studio e docenza senza ritrovarsi impreparati il primo giorno di lavoro.

Per quanto riguarda gli insegnamenti invece, una novità è l’accostamento alle materie curriculari di macro-argomenti di interesse generale, che assicurano lezioni più trasversali tra le varie materie, come Storia della comunità europea (dove si parla di storia, di geografia, di economia) o Storia dei cambiamenti climatici. Insegnamenti in sintonia con l’attualità, che aiutano gli studenti a leggere il presente più che a incamerare una nozione dietro l’altra.
Principi fondamentali sono poi l’indipendenza e la responsabilità richieste agli studenti nel loro percorso: dopo i primi nove anni di scuola di base, ciascuno studente può affiancare un curriculum di studi a scelta ai suoi corsi propedeutici, uguali per tutti. La flessibilità di questo sistema e la libertà data agli studenti si può misurare anche in una singola giornata-tipo:  75 minuti a insegnamento, a cui seguono 15 minuti di pausa durante i quali gli studenti riorganizzano idee e appunti su tavoli comunitari e non sui singoli banchi. In questo modo si facilita la discussione e la collaborazione attorno agli argomenti proposti dagli insegnanti. Nel corso dell’anno non sono previste interrogazioni con voti a scadenza regolare, ma attività collettive che alla fine dell’anno diventano esami veri e propri, che si possono ripetere a breve distanza di tempo se non vengono superati.

E le aule? Gran parte degli investimenti per le scuole sono anche a favore dell’architettura scolastica, pensata appositamente per facilitare la vita in classe: le aule e le sale comuni somigliano più ad abitazioni private, dove gli studenti si possono sentire a loro agio e addirittura camminare scalzi. I tavoli comunitari, la presenza di poltroncine e aree simili a salottini creano un ambiente casalingo e rilassato.

Obiettivo: promuovere un clima sereno di scoperta comune della conoscenza e contenere le ansie e le paure che spesso associamo alla scuola.

In «Didattica»

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