La gita di classe, la sessualità dei teenager e i nuovi bulli. Ecco i consigli dello psicoterapeuta Pellai per i docenti

05/01/2017

Il lavoro degli insegnanti, insieme a quello dei genitori, rimane uno dei più faticosi e carichi di responsabilità. Forse mai come negli ultimi anni si è discusso su quali siano i limiti e i doveri pedagogici della scuola, e spesso i docenti si sono ritrovati immersi in una scuola che cambia velocemente e che è lo specchio dei tempi: le regole sociali di inclusione ed esclusione dei giovani si evolvono rapidamente, i concetti legati alla sessualità irrompono in classe, e il cyberbullismo mette alla prova anche i docenti più navigati.

Dopo aver pubblicato un articolo con la nostra intervista ad Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, indirizzato ai genitori, presentiamo qui una seconda parte rivolta invece ai docenti e al loro prezioso lavoro.

Alberto Pellai è medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva e autore per De cosa staAgostini di Tutto troppo presto e Girl R-Evolution: diventa ciò che sei.


 

Bullismo e cyberbullismo in classe: cosa dovrebbe fare un docente che si accorge che un proprio studente ne è vittima?
Bisogna intervenire prontamente nel momento in cui vedo un fatto e coinvolgere in prima istanza i protagonisti di quel fatto: metterli in una stanza tranquilla, farli sedere vicino e dire loro che come professore avete notato che sta succedendo qualcosa. A quel punto il docente dovrebbe descrivere i fatti che ha notato, descrivere la sua percezione e dire come questa cosa ha fatto male o ferito qualcuno secondo il suo punto di vista. Poi dovrebbe chiedere ai due protagonisti di raccontare la loro versione dei fatti, prima uno e poi l’altro. Dai fatti poi li dovrebbe invitare a raccontare quali sentimenti hanno provato. Il passaggio successivo è di provare a risolvere la situazione lì dentro, in quella stanza, facendo chiedere scusa e facendo promettere che questa cosa in futuro non può accadere. Nel caso l’evento di bullismo si sia svolto davanti ad altri alunni e compagni di classe, il livello successivo è quello di annunciare al bullo e alla vittima che adesso si parlerà anche con tutto il gruppo classe, perché anche il gruppo ha sempre una corresponsabilità.

Quindi il genitore quando va avvisato?
Io credo che ci siano livelli diversi. Quando si è bambini o ragazzi è facile essere maldestri e avere comportamenti che ai nostri occhi di adulti possono essere ambigui, ma qui il “gruppo” ha una capacità sua interna di attivare competenze protettive tipiche del gruppo. Quindi prima di tutto bisogna lavorare sulla costruzione di un gruppo capace di autoproteggersi e in cui anche il più forte mette la sua potenza al servizio della tutela del gruppo, e non a minaccia di qualcuno del gruppo. Qualora qualcuno non sia capace di stare all’interno del copione della “protezione condivisa”, allora a quel punto si lavora anche con i genitori e con gli adulti e si cerca un’alleanza scuola-famiglia che aiuti il bambino “maldestro” a vedere che gli adulti hanno una mente comune e che hanno aspettative chiare su cosa vuol dir stare bene dentro ad una classe.

tutto-troppo-presto-pellaiIn “Tutto troppo presto” lei racconta la storia emblematica della gita di classe: spesso la prima occasione di “esplorazione sessuale” e di “verifica della propria popolarità o impopolarità” per molti giovani. Per questo molti docenti rinunciano ad accompagnare i ragazzi più giovani in gita. Che consigli può dare ai docenti su questo tema?

Purtroppo è un grave autogol per la scuola e per i docenti stessi, perché più i ragazzi perdono l’occasione di esplorare il mondo reale, all’interno di un contesto relazionale, più cercheranno di fare queste esperienze nel mondo virtuale, anche come compensazione. Proporrei invece l’esempio del mondo scout che ha proprio la propria base sul preparare i ragazzi a fare una uscita estiva di 7/10 giorni dove vivono tutti insieme, con la regola che in quei giorni vige la regola del tech free, ovvero senza tecnologie. La scuola dovrebbe quindi condividere con il mondo dei genitori una serie di regole da utilizzare nelle uscite scolastiche e questo insieme di regole può diventare la cornice educativa sostenuta da tutti. Non dobbiamo quindi evitare di fare le cose importanti per i nostri ragazzi per paura che accadano le cose sbagliate.

Parlare di sesso e sessualità in classe: è giusto che i docenti affrontino queste tematiche, e come occorre affrontarle?

Credo che i bimbi e le bimbe, i ragazzi e le ragazze entrino in classe non solo con il loro cervello, ma anche con i loro corpo, che ha una sessualità, un genere, e che questa dimensione sia presente e ben visibile a tutti. Il tema non è tenere questo aspetto fuori dalla porta o fingere che  non ci sia una dimensione sessuale  o arrabbiarmi se qualcuno lo porta in aula, ma capire cosa vuol dire costruire un progetto educativo anche intorno a questi temi. Chiaramente questo progetto deve essere realizzato in alleanza con le famiglie.
Tutto questo rientra sempre nella logica che le alleanze fra adulti sugli aspetti importanti della vita devono diventare elementi di progetto educativo condiviso: solo così si può fare il bene di chi sta crescendo.

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