Bullismo, sexting, smartphone e sessualità: i consigli di Alberto Pellai per tutti i genitori

19/12/2016

Se è vero che il mestiere più difficile del mondo è quello del genitore, è fisiologico che molte mamme e papà si trovino davanti a qualche dubbio in fatto di educazione, soprattutto riguardo ai temi più scottanti e di più grande attualità. A quale età è corretto lasciare ai propri figli il libero utilizzo di tablet e smartphone? Cosa fare se si sospetta che il proprio figlio sia vittima di bullismo o cyberbullismo? Come affrontare l’argomento del pericolo del sexting e al contempo spronare le proprie figlie ad avere una femminilità completa e complessa, e non solo ostentata?

Abbiamo rivolto queste domande ad Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva e autore per De Agostini di Tutto troppo presto e Girl R-Evolution: diventa ciò che sei.


 

Cellulari e tablet: esiste un’età giusta, o una fascia di età, per il libero utilizzo di questi strumenti da parte dei più giovani?

Non esistono linee guida di pediatri o psicologici in questo senso ma la mia indicazione è che il momento più indicato è quello dell’inizio della scuola superiore. Da quell’età i ragazzi e le ragazze sono capaci di essere autonomi nell’utilizzo e hanno anche sviluppato la capacità di proteggersi da una certa impulsività che potrebbe danneggiarli.

Sei bellissima, sei una principessa, sei la più bella di tutte”. In Girl R-Evolution ci racconta come queste frasi, ripetute da molti genitori come un mantra fin dai primi mesi di vita, rischino di “ingannare” le più giovani e la loro autostima. Quale atteggiamento corretto dovrebbero avere i genitori di figlie femmine e quali frasi sarebbe meglio non pronunciare?

girl-revolution-pellaiIl pensiero del genitore dovrebbe essere doppio: da una parte non rinforzare stereotipi di genere che già sono molto presenti in modo inconsapevole nella vita di tutti (basta accendere la tv per rendersene conto). Dall’altra parte i genitori dovrebbero sforzarsi di dire anche altre frasi. Il punto è proprio questo: possiamo dire alla nostra figlia che è la più bella del mondo, ma non dobbiamo dirle SOLO questa frase. Se poi abbiamo sia figli maschi che figlie femmine dobbiamo fare attenzione a rivolgere a loro frase similari. Il rischio è che con le figlie femminile ci troviamo a costruire un’idea di femminile che è copia-carbone degli stereotipi. Dobbiamo scoprire e assegnare alle figlie anche caratteristiche come la simpatia, l’ironia, l’intelligenza, la curiosità. Quindi non dobbiamo sentirci in colpa se diciamo a nostra figlia “sei bellissima”, ma dobbiamo anche dirle “come sei curiosa, come sei intelligente e avventurosa!”, aggettivi che di solito vengono assegnati ad un bambino e che non vengono invece utilizzati per lodare una bambina.

Cosa dovrebbe fare un genitore che sospetta che suo figlio/ figlia sia vittima di cyberbullismo?

Prima di tutto parlare, parlare parlare! Ovvero lasciare sempre aperto un canale comunicativo con i propri figli e non solo centrando la comunicazione sulla scuola, sui voti o sulla performance, ma fare anche numerose domande sugli aspetti relazionali. Ad esempio chiedere “chi è particolarmente simpatico?”, “chi oggi era arrabbiato?”, “è successo qualcosa di strano?”, “la maestra si è arrabbiata con qualcuno o qualcuno fa il prepotente?”.
Tutte queste domande, quando il bambino è piccolo, aiutano a vedere il genitore come un partner in grado di osservare la realtà della scuola e delle relazioni e non solo la realtà dei voti e della performance. Se poi ci accorgiamo che nostro figlio ha un problema con un altro bambino la prima cosa da fare è provare ad esplorare con il proprio figlio se ci sono delle cose che lui può fare per cambiare il copione. Perché spesso nelle storie di bullismo la vittima entra nel copione della vittima e non prova nemmeno a cambiare le cose. Allearsi con un figlio vittima di bullismo da una parte può significare proprio doverlo proteggere da persone violente, prepotenti, cattive. E qui deve fare senza dubbio un intervento da adulto. Ma potrebbe anche voler dire aiutare il figlio a trovare nuovi alleati, a fare lui un passo, come ad esempio chiedere agli adulti di riferimento, come i maestri e i professori, di aiutarlo ad essere protetto e a parlare con il “bullo”. L’idea insomma è sempre quella di non lasciare un vissuto di impotenza nel bambino vittima e di provare sempre a ricordargli che ci sono delle competenze e azioni che lui può mettere in gioco per uscire dal ruolo della vittima. Se invece ci rendiamo conto che il bullo è cronico, cattivo, sempre concentrato su mio figlio-vittima, allora devo fare immediatamente un’alleanza fra adulti e devo dimostrare a mio figlio che gli adulti sanno prendersi cura delle persone che vengono minacciate.

Come e perché spiegare ai propri figli cos’è il sexting? Quale approccio usare?
In relazione a questi temi i genitori devono essere titolari di due progetti educativi: una educazione emotiva, affettiva e sessuale dei propri figli e una educazione verso i media e le tecnologie. Su questi due temi devono avere le idee chiare, devono sapere quando intervenire e come. Questo significa che quando uno smartphone, un cellulare o un computer diventano disponibili ad un figlio, un genitore deve aver definito le regole con il figlio stesso, dicendo chiaramente cosa ci si aspetta che il figlio faccia e non faccia con quel particolare device.bullismo
Sul tema sexing e tecnologia, se come genitore ho avuto un buon dialogo, se ho letto con loro libri di educazione sessuale quando erano alla scuola materna su come nascono i bimbi, se quando avevano 8-10 anni ho raccontato loro cosa vuol dire svilupparsi, allora sarò pronto, già a partire dalle scuole medie, a parlare di questi temi e a proporre loro delle regole condivise su cosa vuol dire proteggersi e non fare del male agli altri. È un percorso insomma, non certo una improvvisazione.

Essere sexy e disponibili è diventato il nuovo must delle più giovani. Come aiutarle a difendersi e a riconoscere il pericolo, soprattutto davanti alla “disinvoltura” che porta con sé l’uso inappropriato del web e delle tecnologie sempre a portata di mano?

Prima di tutto bisogna puntualizzare che spesso per le ragazzine oggi è più una questione di mostrarsi sexy e disponibili, più che esserlo davvero. Le ragazze acquisiscono popolarità quando si mostrano così, anche se poi nei fatti non fanno nulla di male. La loro è una scorciatoia per essere incluse, per acquisire una certa sicurezza.
Il mio consiglio è in primis per le mamme: mostrate alle vostre figlie una femminilità ricca, vitale, vivace, completa e complessa, che ha puntato su tante altre cose oltre all’aspetto puramente estetico. Le mamme per le figlie  sono senza dubbio figure di riferimento e modelli per tutto il tema dell’educazione affettiva e sessuale. Una mamma che dialoga, accompagna e sostiene dimostra di non essere un’adulta spaventata. Ogni volta poi che incontriamo sui media, nei video, in tv, quelle immagini che incarnano il messaggio di sexy e disponibile, è importante provare a discuterne con la figlia, chiedere la sua opinione, fare quindi un lavoro di costruzione di un pensiero critico davanti allo stereotipo.
È fondamentale poi portare all’attenzione delle figlie gli esempi positivi di femminilità, di donne che hanno un buon rapporto con il proprio corpo, con l’altro sesso e con la loro identità sessuale, ma che allo tempo portano con sé una complessità interessante. Mostrare loro modelli femminili di successo (in ambiti vari, che non sia solo lo star system) che abbiano integrità e che fanno la differenza nel mondo. Penso alla Cristoforetti, alle grandi scrittrici, ma anche a cantanti come Elisa o la Michelin. Mostrare insomma donne popolari e disinvolte che hanno fanno successo grazie alle loro competenze reali e non grazie al loro corpo.

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