Cuori Intelligenti. Leggi l'introduzione al Volume 1 della nuova letteratura

12/02/2016

Garzanti Scuola pubblica il nuovo manuale di letteratura italiana per il triennio delle scuole superiori: Cuori intelligenti – Mille anni di letteratura, di Claudio Giunta.

Nel Libro dei Re, Salomone chiede a Dio di dargli «un cuore intelligente», che lo faccia essere giusto e lo aiuti a distinguere il bene dal male. Per il manuale è stato  scelto questo titolo perché dice esattamente ciò a cui dovrebbe mirare lo studio della letteratura a scuola: non a formare giovani specialisti di Petrarca, o di Ariosto, o di Montale, ma a far crescere gli studenti sia dal punto di vista emotivo sia dal punto di vista intellettuale.

Letteratura on the road è l’evento di presentazione che si svolgerà in dieci città: Bologna (15 febbraio), Treviso (16 febbraio), Firenze (23 febbraio), Milano (29 febbraio), Lecce (1 marzo), Torino (7 marzo), Chieti (14 marzo), Roma (21 marzo), Napoli (22 marzo), Palermo (5 aprile).

La prime due tappe sono Bologna e Treviso, dove l’autore Claudio Giunta e il curatore degli apparati didattici Alfredo Panigada dialogheranno con i docenti di letteratura e di insegnamento: la selezione degli argomenti in funzione del “tempo scuola”, la ricerca di una linea guida tra l’informazione disponibile online e i contenuti del manuale scolastico, la motivazione degli studenti allo studio e alla lettura, le modalità di studio con le nuove tecnologie digitali.

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In occasione del lancio della nuova letteratura, DeA Live vi propone le introduzioni ai volumi del corso dove l’autore delinea i contenuti e le scelte. Oggi vi presentiamo l’introduzione al volume 1 a firma Claudio Giunta.

 

Introduzione- Volume 1 – Dalle origini al Rinascimento

La letteratura italiana nasce grande.

Nell’arco di meno di cinquant’anni, in un fazzoletto di terra nel cuore della Toscana, nascono tre dei più grandi scrittori che siano mai vissuti sul nostro pianeta: il più importante poeta lirico del Medioevo, Francesco Petrarca, il più importante narratore del Medioevo, Giovanni Boccaccio, e quel genio supremo, non incasellabile in alcuna categoria, che è stato Dante Alighieri.

Schermata 2016-02-10 alle 11.57.42 Non nascono dal nulla. Alle loro spalle ci sono già più di due secoli di letteratura in volgare. C’è la poesia dei trovatori, nel sud della Francia; ci sono i romanzi cavallereschi, nel nord della Francia; e c’è soprattutto la splendida fioritura di poesia lirica che comincia, nel primo Duecento, alla corte siciliana di Federico II e si chiude alla fine del secolo in Toscana, con i poeti dello Stilnovo. Leggeremo alcune pagine di questi antichi testi (non sono soltanto belli, sono anche importanti, perché alcune delle idee sull’amore che ancor oggi abbiamo in testa vengono proprio da lì), dopodiché ci immergeremo nelle opere di quelle che un tempo si chiamavano “le tre corone”, cioè per l’appunto Dante, Petrarca e Boccaccio. Del primo leggeremo parecchio, e soprattutto parecchia Commedia, che cercheremo di trattare non come una somma di bellissimi “pezzi di letteratura” ma come una magnifica storia che ha un inizio, uno svolgimento e una fine, e che quindi va anzitutto raccontata; del secondo leggeremo soprattutto le opere poetiche in volgare, il Canzoniere e i Trionfi, che per quattro secoli saranno mandati a memoria da generazioni di scrittori e amanti della poesia; del terzo leggeremo alcune pagine dedicate al suo maestro ideale, Dante (Boccaccio fu uno dei primi studiosi della Commedia), e poi parecchie pagine del Decameron, che tra gli altri pregi ha quello di essere un libro molto divertente (divertente è una parola che sta benissimo accanto a letteratura: non si escludono a vicenda, al contrario, quindi prepariamoci a una festa, non a un funerale).

Il Quattro e il Cinquecento sono pieni di storie di cavalieri, battaglie, fanciulle in pericolo, prodigi magici. Sono gli ingredienti di quel genere che oggi chiamiamo fantasy (chi non ha visto Il signore degli anelli o Harry Potter?). Ebbene, poeti come Boiardo e Ariosto scrivono, in versi, meravigliose storie fantasy che rimettono in circolo i racconti nati in Francia tre o quattro secoli prima: in questo modo, le origini della letteratura romanza (la Chanson de Roland, le avventure di Tristano e di Lancillotto) rivivono nell’età aurea della letteratura italiana, il Rinascimento.

Ma c’è poi anche, naturalmente, un Rinascimento tutto diverso, fatto di studio, erudizione, recupero e imitazione dei classici greci e latini. Spesso è la parte più indigesta del programma scolastico, perché si tratta di testi difficili, che sembrano parlare di un mondo che non ha niente a che fare col nostro. Ebbene, non è vero: basta leggere grandi umanisti del Quattrocento come Leon Battista Alberti, Lorenzo Valla, Poliziano come eroi (attualissimi) di una battaglia contro l’ignoranza e i pregiudizi; e basta allargare la visuale ad autori meno noti ma altrettanto e forse più interessanti, come Giannozzo Manetti, Giovanni Pico della Mirandola, Beroaldo, autori che – dopo secoli di disprezzo per le cose del mondo (si intitolava così un celebre trattato di papa Innocenzo III) – tornano a fissare lo sguardo su ciò che di meraviglioso c’è nella natura degli esseri umani.

Del resto, se si è in cerca di meravigliosi esseri umani, il nostro Cinquecento non delude davvero: è l’ultimo secolo nel quale l’Italia è al centro del panorama culturale mondiale, e questo soprattutto grazie al massimo pensatore politico del suo tempo, Niccolò Machiavelli (del quale, attraverso le lettere, cercheremo di illuminare anche il carattere: è stato uno degli uomini più brillanti e simpatici che siano mai vissuti); grazie a un grande storico, Francesco Guicciardini; e grazie a due narratori-poeti che per almeno tre secoli verranno letti, amati e imitati in tutta Europa: Ariosto e Tasso.

In questo primo volume, come e più che nei seguenti, ci sono parecchie cose interessanti che fanno un po’ da contorno ai testi letterari. È un contorno molto succoso, fatto di brani che abbiamo riunito sotto l’etichetta di «Letteratura come documento». Comincia la serie degli approfondimenti su «Scrivere la scienza», con estratti dalle opere di Restoro d’Arezzo e Leonardo da Vinci: opere e autori che di solito non si leggono a scuola, ma che servono a farsi un’idea più autentica e precisa di che cosa è stata la cultura del Medioevo e della prima età moderna, una cultura all’interno della quale il sapere umanistico e il sapere scientifico non erano affatto scissi, come sono oggi, e si trovavano anzi spesso nelle medesime persone (Leonardo è uno scienziato, uno studioso o un artista? Queste tre cose insieme, ovviamente: e queste tre cose è giusto documentare, come abbiamo fatto nelle pagine a lui dedicate). E cominciano le serie intitolate «La letteratura e gli altri mondi» (perché è sempre interessante vedere come gli esseri umani del passato vedevano e descrivevano esseri umani diversi da loro: e qui passeremo da Marco Polo a Brunetto Latini, e dai “viaggiatori immaginari” Boccaccio e Petrarca ai viaggiatori reali Antonio Pigafetta e Giovanni da Verrazzano), «Raccontare la storia» (perché le pagine di alcuni storici sono spesso prove di alta letteratura), «Scrivere la propria vita» (perché è bello vedere in che modo gli scrittori del passato parlavano di se stessi o degli altri: ciò che nell’esistenza umana a noi sembra importante non sempre sembrava importante ai nostri antenati…) e «Com’è fatta la letteratura» (perché basta un po’ di filologia, cioè di conoscenza intorno al modo in cui un tempo veniva trasmessa e “consumata” la letteratura per aprire scenari che nemmeno immaginavamo: che cosa voleva dire, per esempio, leggere il testo della Commedia con a fianco delle miniature? E che cosa voleva dire “pubblicare” un libro prima dell’età della stampa? È bene riflettere anche su questi aspetti materiali della cultura, e lo faremo insieme).
Bene, non resta che cominciare…

Claudio Giunta

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