«Ask the boy»: 100 anni di scoutismo cattolico in Italia

06/04/2016

di Michele Genisio (autore di Un tesoro per tutti, IRC per la scuola secondaria di I grado)

«Ask the boy» era il motto favorito di Baden Powell, fondatore dello scoutismo internazionale, «Chiedi al ragazzo». Egli era convinto che i giovani sono capaci di autoeducarsi, se messi nelle opportune condizioni. E proprio sulla base di questa idea lo scoutismo ha contribuito alla formazione di generazioni intere di ragazzi e ragazze. In Italia alcuni sono celebri: Matteo Renzi ad esempio, o il grande architetto Renzo Piano, il cantante Elio (quello delle Storie Tese), tanti tanti altri.

Nel nostro paese lo scoutismo è presente con diverse sigle. Ma quest’anno lo scoutismo cattolico, noto con la sigla AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani), celebra un appuntamento importantissimo: diventa centenario! Infatti il 16 gennaio 1916 il conte Mario Carpegna fondò l’Associazione Scautistica Cattolica Italiana. Vecchietto sì, lo scoutismo, ma quando mai arzillo! Cento anni portati benissimo! Da quel lontano 1916, con tanto di cappellone, camicia azzurra, pantaloni corti e fazzolettone al collo, schiere di giovani hanno potuto vivere un’esperienza appagante e formativa nel tempo libero, fuori dal percorso scolastico. Poi la scuola, insieme alla famiglia, diventano il terreno concreto in cui lo scout può mettere in pratica quanto ha imparato e sperimentato. «La felicità è nella strada» era un’altra frase celebre di Powell. Che intendeva dire: la vita è un viaggio, si apprende facendo, osservando, sperimentando di persona, imparando dai propri successi e dai propri errori. I pilastri dello scoutismo sono rimasti validi da quando fu fondato e continuano ad esserlo anche nella nostra società contemporanea: il divertimento, il gioco infatti tra gli scout è importantissimo e diventa educazione alla vita; poi la natura, la vicinanza al creato, il rispetto per ogni forma di vita, lo stare all’aria aperta, sperimentare l’avventura; quindi la vita in piccoli gruppi, imparando ad accettare le responsabilità, allenandosi all’indipendenza e alla lealtà; poi la fedeltà alla promessa fatta, l’impegno a rispettarla, a riconoscere la gerarchia, il valore del capo: «L’esploratore tenace resterà / e la promessa sua non tradirà…».
Questi fattori costituiscono l’essenza della valenza pedagogica ed educativa dello scoutismo che continua a rimanere di grande attualità. Nello scoutismo infatti l’insegnamento non è astratto, ma è relazione e sperimentazione, e l’educatore si propone come esempio autentico dei valori che intende trasmettere. Viene ampiamente riconosciuta “la capacità dello scoutismo di rispondere ancora oggi in modo pedagogicamente valido alle esigenze dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze di oggi. R. Baden-Powell poneva il valore educativo dello scoutismo in quattro punti fondamentali. Lo scoutismo, egli dice:

  • contribuisce alla formazione del carattere
  • sviluppa l’abilità manuale
  • rinvigorisce la salute
  • dispone al servizio del prossimo.

Fa ciò puntando allo sviluppo della personalità al di fuori di qualsiasi schematizzazione oppressiva, attraverso un rapporto educativo, rispettoso dei principi di libertà e di democrazia, in grado di favorire un adeguato sviluppo dello spirito critico”.
Oggi l’AGESCI conta quasi 200.000 iscritti ed è uno dei più importanti movimenti giovanili cattolici in Italia; mentre se si considera lo scoutismo a livello mondiale, con tutte le sue associazioni e sigle, esso è il movimento multi-culturale e multi-religioso più diffuso, con circa 40 milioni di appartenenti. Tante donne e uomini, che ora sono adulti, possono affermare orgogliosamente che l’esperienza è stata la più formativa della loro vita. Infatti proprio tra gli scout hanno maturato la loro idea di cittadinanza e sono stati protagonisti di tantissimi interventi di solidarietà.

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