Studentesse, STEM e occupazione femminile: cosa può fare la scuola?

04/03/2016

Vanda Gatti è una chimica farmaceutica, si occupa di divulgazione scientifica. Coordinatrice del gruppo di Milano di Medici senza Frontiere, ambasciatrice per ONE Campaign, ha partecipato al Summit alle Nazioni Unite del settembre 2015 come rappresentate della società civile italiana.


Per avere successo nell’economia globale è necessario sviluppare le potenzialità di tutti i cittadini.

La parità di genere è il motore di sviluppo e benessere di ogni paese, come emerge nel rapporto OCSE (Organizzazione per la cooperazione e sviluppo), e come evidenziato nel 5° obiettivo di sviluppo sostenibile approvato lo scorso settembre presso le Nazioni Unite.
Il mondo, sta diventando sempre più complesso, il successo e il progresso sono dettati dalla capacità di conoscere ciò che ci circonda e saper utilizzare correttamente le risorse disponibili. In quest’ottica è indispensabile formare delle generazioni future ben equipaggiate, con conoscenze e competenze per risolvere problemi difficili, in grado di analizzare, valutare e riformulare informazioni. Indispensabile, quindi, implementare la conoscenza e l’interesse attraverso lo studio della scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, conosciuti come STEM.
E’ necessario però cambiare l’approccio nei confronti di queste materie, utilizzando metodi didattici innovativi che sviluppino le conoscenze in maniera integrata, trasversale e soprattutto inclusiva.

La scienza non dobbiamo intenderla come una materia scolastica, o la tavola periodica, o la spiegazione delle onde gravitazionali, ma come disciplina che ci permette di capire e interagire con le necessità del nostro pianeta e quindi poter contribuire a cambiare il mondo.

E’ questa la finalità con cui sono stati approvati i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del Millennio con scadenza 2030.
Il ruolo delle donne in questo scenario diventa determinante, in quanto la sfida è globale. Bisogna però investire sulle bambine, permettendo loro di avvicinarsi al mondo della scienza, tecnologia, matematica e ingegneria senza il senso di paura e ansietà, che ha caratterizzato le generazioni attuali.
La bassa occupazione delle donne è sintomatica di una condizione generale di disuguaglianza: lo rileva il Gender Equality Index elaborato dall’EIGE (l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere) che vede l’Italia sotto la media europea e il rapporto Global Gender Gap, pubblicato annualmente dal World Economic Forum, che attribuisce all’Italia il 69esimo posto nella classifica mondiale per la parità di genere.
Proprio per questo Andreas Schleicher, coordinatore dei test Pisa, presentando i dati ha detto: “E’ necessario uno sforzo congiunto da parte delle famiglie, degli insegnanti e del mondo delle imprese”.

I genitori hanno un ruolo cruciale in quanto sono i primi a creare delle differenze e a trasmetterle ai figli. L’atteggiamento dei genitori nei confronti dei figli rileva, dai test effettuati, una maggiore aspettativa sui figli maschi piuttosto che sulle figlie femmine per future carriere in campo scientifico.

E questo anche quando figli maschi e femmine hanno gli stessi identici risultati nei test di matematica e scienze. L’altra figura chiave sono gli insegnanti. Secondo gli esperti dell’Ocse spesso involontariamente sono loro a trasmettere dei pregiudizi di genere.

Quindi il fattore determinante risiede nel modo di fare scuola:

è stato dimostrato infatti che nelle classi in cui vengono messi in pratica dei modelli di apprendimento basati su strategie cognitive e di apprendimento attivo, le ragazze acquistano sicurezza.

Il progetto DeAgostini prende vita partendo proprio dall’analisi di questo scenario e fornisce consigli didattici ed esempi di attività inclusive per le materie STEM.

> Vai al progetto Le ragazze vogliono contare!

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