Liberi dalla cartella, ma carichi di responsabilità: ecco gli studenti della Scuola Senza Zaino

17/01/2018

Da un’idea realizzata in una scuola elementare di Lucca nel 2002, è stato avviato in moltissime scuole italiane il progetto Senza Zaino, un’iniziativa di ispirazione montessoriana che, abolendo l’emblematico e caratterizzante elemento scolastico dello zaino, prevede un drastico cambiamento nella concezione della scuola tradizionale.

Il promotore del progetto, nonché dirigente scolastico e PHD in Scienze della Formazione Primaria è Marco Orsi, cha ha raccontato la sua visione di scuola nel libro “A scuola senza zaino. Il metodo del curricolo globale per una scuola comunità” (Erickson, 2006). L’idea di fondo di Orsi è ben rappresenta dal parallelismo tra studente e alpinista :

In tutto il mondo gli studenti utilizzano lo zaino per portare a scuola e riportare a casa il proprio materiale come libri, quaderni, penne, matite, gomme, forbici, squadre e righe, colori ecc. La cosa per la verità è un po’ strana. Nessuno si è mai domandato perché qualsiasi lavoratore trova i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro e invece gli studenti no. In effetti lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza, non a caso è stato inventato per gli alpinisti e per i soldati con il chiaro scopo di affrontare luoghi inospitali.

L’iniziativa, rivolta principalmente alle scuole primarie ma che ha saputo attrarre anche alcuni istituti per l’infanzia, ha, in realtà molte altre implicazioni rispetto al semplice “andare a scuola senza pesi sulle spalle”. Non si tratta, infatti, di un semplice sollievo fisico, di una mera liberazione dal pesante fardello della cartella; a cambiare è la visione stessa del rapporto tra studente e spazio scolastico. Liberi dal peso dello zainetto, i ragazzi vengono abituati alla condivisione del materiale didattico e sono maggiormente portati a sviluppare un senso di solidarietà e di collaborazione costruttiva con il gruppo classe. Nelle scuole viene modificata la disposizione dei banchi e dell’aula intera perché, come afferma più volte Marco Orsi, “togliere lo zaino è un gesto reale”: dai singoli banchi vengono create delle vere e proprie “isole” scomponibili in cui vengono organizzati i lavori di gruppo. Oltre al classico materiale di cancelleria, vengono condivisi anche gli indispensabili dispositivi digitali come computer e tablet in un ambiente sempre più personalizzato e ospitale.

L’obiettivo è quello di creare ambienti particolarmente stimolanti ma soprattutto ospitali, perché l’ospitalità è senza dubbio uno dei valori fondanti della Senza Zaino: “un ambiente ospitale e ben organizzato favorisce l’apprendimento per il gruppo e per la persona” e “la conoscenza rende ospitale il mondo trasformandolo, ma il mondo, una volta trasformato, si rende ospitale per essere conosciuto e trasformato dalle nuove generazioni“.

Come nel mondo degli adulti, dunque, i ferri del mestiere restano in aula, uno spazio in cui condivisione, responsabilità e accoglienza costituiscono i valori educativi fondamentali. Gli unici strumenti che entrano ed escono dalla scuola viaggiano in una leggera cartellina di plastica o una semplice borsetta, necessaria per portare i compiti a casa e poi a scuola.

I dati parlano chiaro. Da un’indagine svolta tra 2008 e 2009 da Ersilia Menesini e Giuliana Pinto, docenti di Psicologia dello sviluppo alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Firenze e che ha coinvolto 281 alunni di classi “senza zaino” e 295 alunni di classi normali, è emerso che i ragazzi appartenenti a classi sperimentali hanno dimostrato una maggiore indipendenza e una forte empatia.

Dopo l’esperienza lucchese il progetto ha attratto quasi duecento istituti presenti su tutto il territorio italiano, in particolare nelle regioni Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia e soprattutto Toscana, regione pioniera da cui tutto è partito ormai quindici anni fa. Il progetto ha oltrepassato i confini italiani facendo scuola anche fuori dall’Europa. Ne è un esempio la visita di Masuda Norihiko, maestro in una scuola privata di Tokyo, e sua moglie Natsuko, psicologa scolastica che, attratti dal carattere innovativo dell’iniziativa Senza Zaino, hanno fatto visita alla scuola primaria “Dante Alighieri” nella località toscana di San Godenzo.

Orsi ha stilato anche un elenco delle 10 caratteristiche per un apprendimento globale efficace (Global Curriculum Approach):

1. l ’autonomia degli alunni che genera competenze
2. il problem solving che alimenta la costruzione del sapere
3. l’attenzione ai sensi e al corpo che sviluppa la persona intera
4. la diversificazione dell’insegnamento che ospita le intelligenze, le potenzialità, le differenze
5. la co-progettazione che rende responsabili docenti e alunni
6. la cooperazione tra docenti che alimenta la formazione continua e la comunità di pratiche
7. i diversi strumenti didattici che stimolano vari stili e metodi di insegnamento
8. l’attenzione agli spazi che rende autonomi gli alunni
9. la partecipazione dei genitori che sostiene l’impegno della scuola
10. la valutazione autentica che incoraggia i progressi

 

*Foto di copertina dal sito senzazaino.it

 

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