Video/ Esiste la libertà religiosa? Cos'è la super-diversità? Una riflessione sul pluralismo religioso oggi

03/03/2016

di Mariachiara Giorda

Quante sono le religioni in Italia? Quante moschee ci sono in Italia? L’Italia è un Paese laico? In Italia esiste la libertà religiosa? Che diritti e doveri hanno le religioni?
Pluralismo religioso oggi” significa la diversità interna ed esterna alle religioni che popolano il territorio in cui abitiamo. Un complesso fatto di diritti e doveri che è quasi sconosciuto e che spesso è vissuto come un problema.
Il video entra nel vivo di queste domande e propone piste di lavoro su cui confrontarsi a scuola e riflettere insieme…

L’ignoranza riguardo al pluralismo religioso è lo specchio di un analfabetismo diffuso e più generale che riguarda la religione in quanto fatto storico e culturale, che in Italia è un portato dello statuto da sempre discusso dell’ora di religione (cattolica): studi recenti hanno dimostrato quali siano le conseguenze di una scuola che non insegna le dinamiche e il significato del pluralismo contemporaneo e della diversità (religiosa) in cui viviamo: abbiamo bisogno di parole e di conoscenze per definire e per comprendere. La prima di queste parole è diversità.

La diversità religiosa contemporanea è parte del più ampio fenomeno della “super-diversità” l’insieme delle dinamiche e dei processi di diversificazione che formano i profili identitari delle comunità e dei contesti cittadini, resi ancora più sfaccettati e plurali a causa dei movimenti migratori e dei processi di diaspora. Spostamenti più frequenti e rapidi, di singole persone, di famiglie, di gruppi, nomadismi territoriali corrispondono a viaggi spirituali che mettono in moto i credenti, che spingono un numero sempre maggiore di persone ad attraversare contesti culturali, religiosi e spirituali multipli. Nuove religioni e nuove forme di spiritualità sono investimenti continui da parte di ogni età e ogni classe sociale: presenze new-age, neo-hindu, buddhisti, neo-spiritualità vivono nelle città italiane, si radicano e si esprimono. Basta citare la presenza di circa 1 milione e 500 mila musulmani, 1 milione e 400 ortodossi, circa un milione tra protestanti storici ed evangelici, più di 100 mila buddhisti, 400 mila testimoni di Geova, più di 100 mila provenienti dal subcontinente indiano (di cui circa 30.000 di religione sikh). I dati forniscono una prima idea dello scarto tra secolarizzazione, pluralità delle comunità religiose e immagine dell’Italia come Paese mono-religioso e cioè solo cattolico; una delle piste che dovrebbero essere seguite per avere dei risultati di analisi più precisi è quella degli edifici sacri, luoghi di culto, incontro e raccolta di tutte le comunità religiose presenti sul suolo italiano.

Possiamo distinguere tre modi attraverso cui le religioni si stanziano nello spazio: il primo è caratteristico delle religioni che devono mantenere una posizione consolidata, sono le religioni tradizionali e storiche, il secondo è proprio delle religioni dei migranti o della diaspora e infine vi è il caso delle spiritualità emergenti. Ciascuno di queste modalità è caratterizzata da pratiche e da modi di locarsi nello spazio urbano. Tutte e tre sono oggi dirimenti nella formazione della super-diversità religiosa e hanno modalità differenti di esprimersi, di abitare le città e di essere presenti con diritti e doveri negli spazi pubblici, dalla scuola, agli ospedali, alle carceri. Certamente tale super-diversità significa anche diversità interna alle varie nuove presenze religiose, molteplici e sfaccettate e la coesistenza in un territorio neutro di persone che si portano appresso conflitti (religiosi e non solo) della memoria, attraverso passati e recenti.

 

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